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La vittoria elettorale di Javier Milei in Argentina è alla fine giunta. Il politico ultraliberale, con i suoi piani di dollarizzare l’economia nazionale e di privatizzare anche importanti settori strategici, nel ballottaggio del 19 novembre, è risultato vittorioso in tutte le province della Repubblica, con le sole eccezioni di Buenos Aires, Formosa e Santiago del Estero, superando il 55% dei consensi.

Argentina al voto, Sergio Massa schiacciato alle urne

A niente è valso l’impegno assunto da Sergio Massa di mettere fine alla “grieta” (in italiano significherebbe “rissa”) politica e il proposito di dare vita a un governo di “unità nazionale”. I risultati finali dell’attuale governo Fernández, di cui Massa è stato l’ultimo ministro dell’economia, con un’inflazione che si avvicina al 140% su base annua e una percentuale di povertà che raggiunge quasi la metà della popolazione, sono stati determinanti per la sconfitta del candidato di “Uniόn por la Patria”.

Prime difficoltà per la coalizione di Milei

In ogni caso, l’appoggio dei liberal-conservatori Bullrich e Macri è stato determinante per la vittoria di Milei. Macri, infatti, dopo la deludente parentesi governativa fra il 2015 e il 2018, in cui fu contratto l’ennesimo debito con il Fmi, e l’apparizione del suo nome nello scandalo “Panama Papers”, può essere considerato il principale vincitore politico di queste elezioni nazionali, grazie a questo ritrovato e importante margine d’azione nella politica argentina. D’altra parte, la coalizione di Milei, La Libertad Avanza, non ha da sola la maggioranza parlamentare e, inoltre, al suo interno vi sono realtà, come quella del Partido Demόcrata di Victoria Villaruel, che non è scontato che abbiano intenzione di seguire sino in fondo i precetti economici privatistici del futuro presidente.

 

L’ultraliberalismo di Milei: una “novità” che guarda al passato

Le proposte dei “libertari” argentini, in realtà, non sono così distanti dalle politiche menemiste degli anni ’90, di svendita dei vari “assets” strategici, o dalle politiche liberiste che operò Martínez de Hoz come ministro dell’economia fra il 1976 e il 1981. Di fronte all’assistenzialismo kirchnerista, tuttavia, le proposte di Milei sono riuscite ad attrarre importanti e variegati settori della società argentina.

La reazione della destra peronista alla vittoria di Milei

Di fronte alla sconfitta di Sergio Massa, sostenuto anche dal Partido Justicialista, sarà interessante osservare l’evolversi del movimento peronista, sempre più privo di una sua identità dottrinaria e culturale e sempre più sfilacciato in molti rivoli differenti. Le posizioni anglofile, pro-Stati Uniti e ultraliberali di Milei (del quale avevamo tracciato un profilo culturale e politico) non hanno certamente attratto diverse figure della destra peronista ortodossa, come Santiago Cúneo, Guillermo Moreno, César Biondini o l’ex segretario politico del movimento “carapintada” Gustavo Breide Obeid.

Inoltre, le posizioni di fatto filo-britanniche del futuro presidente Milei e di alcuni membri del suo entourage circa la questione delle “Islas Malvinas” hanno comunque incontrato le critiche di un politico conservatore come Gόmez Centuriόn. Il futuro governo ultraliberale potrebbe quindi dover affrontare un’opposizione molto dura anche da settori politici ben distanti dal trozkismo o dal progressismo argentino.

Matteo Boniello