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Oltre 30 individui mascherati hanno scatenato un attacco violento contro la comunità armena nell’antica Città Vecchia di Gerusalemme, impiegando spray al peperoncino, mazze e pietre. Il bilancio ufficiale dei feriti è ancora in corso, ma si registrano numerosi casi, alcuni gravi.

Motivi economici dietro l’attacco?

Attivisti armeni accusano gruppi di coloni ebrei legati al ministro della sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben Gvir. Il Patriarcato armeno ha dichiarato che l’aggressione è una «risposta alla presentazione di una causa legale presso la Corte Distrettuale di Gerusalemme riguardo all’accordo noto come Cows’ Garden Land Deal». Tale accordo prevedeva l’affitto di un quarto del quartiere armeno a sviluppatori ebrei e arabi per la costruzione di un hotel di lusso, scatenando proteste e richieste di annullare l’accordo.

La tensione è aumentata quando il Patriarcato ha annunciato il ritiro dal contratto, provocando una reazione avversa dei costruttori che hanno demolito edifici in preparazione alla costruzione. Questo è il secondo attacco in poche settimane, tanto che il Patriarcato ha chiesto «un’indagine approfondita da parte del Governo di Israele e della polizia».

La richiesta di indagini dal Patriarcato armeno

Il vice sindaco Fleur Hassan-Nahoum ha confermato l’intervento rapido della polizia per separare le parti coinvolte, ma la connessione diretta con gli sviluppatori non è stata ufficialmente confermata.

Il Patriarcato armeno, preoccupato per la sicurezza della comunità, ha richiesto l’intervento delle autorità israeliane per fermare la violenza. Nel frattempo, gli sviluppatori, inclusi l’ebreo australiano Danny Rothman, hanno rifiutato di commentare, intensificando le tensioni.