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Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro ufficiale fra Javier Milei e Giorgia Meloni, in occasione del viaggio italiano del presidente argentino, il quale ha colto l’opportunità, oltretutto, per poter avere un colloquio, dal clima molto amichevole, con papa Francesco.

Il viaggio italiano di Milei: l’incontro con Papa Francesco

Nonostante in passato l’economista ultraliberale aveva riservato parole tutt’altro che cordiali nei confronti di Jorge Mario Bergoglio, l’attuale presidente argentino non può oggi evitare di tentare di stabilire un rapporto proficuo con il vertice della Chiesa cattolica, visto il numero oggi ancora alto di cattolici in Argentina.

Milei, non di meno, ha sottolineato la presenza di una forte sintonia culturale con la leader di Fratelli d’Italia, che ha definito una preziosa alleata contro il “comunismo internazionale”.

Milei in Italia: la visita alla premier Giorgia Meloni

Da parte sua, Giorgia Meloni, che fu il primo uomo di governo a livello internazionale che si congratulò con Milei per la vittoria elettorale contro Sergio Massa, ha comunicato l’intenzione di voler rafforzare i legami di vario tipo fra l’Argentina e l’Italia. Il politico ultraliberale è stato accompagnato da un importante stuolo di imprenditori argentini, nella speranza di poter avviare nuovi accordi commerciali di respiro internazionale.

Il liberismo estremo di Milei in Argentina: critiche anche da destra

Attualmente Milei si è visto bocciare dal parlamento il pacchetto di riforme denominato “Ley omnibus”, che prevedeva, in particolar modo, un vasto programma di privatizzazioni che avrebbero stravolto in maniera pressoché definitiva il sistema sociale argentino nato negli anni ’40 del XX secolo.

Non è un caso che, oltre alle sinistre argentine, le attuali figure politiche di riferimento della destra nazionalista e peronista, come César Biondini, Santiago Cúneo, o l’ortodosso Guillermo Moreno, si siano sin da subito posti in forte contrario con le politiche privatistiche dei libertari.

Inoltre, non è da escludere che alcune componenti conservatrici, che hanno appoggiato Milei in chiave anti-kirchnerista, abbiano fornito un contributo nel boicottaggio parlamentare, non condividendo totalmente l’estremismo liberistico dell’attuale presidente.

La sintonia Milei-Meloni e la trasformazione “liberista” della destra italiana

Riguardo al viaggio italiano del presidente argentino, non è difficile considerare come il quadro amichevole dei rapporti fra Milei e Giorgia Meloni costituisca un ulteriore fattore di riflessione sui mutamenti culturali della destra nazionale italiana nel corso degli anni.

Milei, infatti, in occasione dei suoi interventi passati, ha spesso rimarcato il suo pensiero negativo sull’opera politica del generale Perόn, causa, secondo il politico ultraliberale, della decadenza argentina. Proprio quel generale e uomo di Stato che, durante la fase più lunga del suo governo (fra il 1946 e il 1955), fornì appoggi al giovane Movimento Sociale Italiano, primo movimento politico a cui Giorgia Meloni si iscrisse negli anni ’90.

Proprio l’MSI, all’epoca, si era dimostrato più volte affascinato dalla politica nazionalistica e corporativa di Juan Perόn, militare che negli anni ’30 aveva a sua volta tanto apprezzato la politica sociale e l’organizzazione della vita economica dello Stato fascista in Italia.

Inoltre, con il suo obiettivo dichiarato di avvicinare ancora di più l’Argentina alla sfera angloamericana, la figura di Milei contribuisce ad aggiungere un ulteriore mattoncino utile al puzzle occidentalistico del governo Meloni.

Matteo Boniello