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La Camera degli Stati Uniti, come previsto, ha votato dopo quattro mesi di tira e molla per lo stanziamento di un pacchetto da quasi 95 miliardi di dollari tra aiuti destinati all’Ucraina, a Israele e a Taiwan.

La legge, che ora passerà al Senato ma per mera formalità visto che la Camera Alta è a maggioranza democratica, verrà infine approvata da Joe Biden e diventerà effettiva. Tra i conservatori sono in tanti ad aver votato contro (112), e ora la spinta per rimuovere il presidente della Camera Mike Johnson non farà che aumentare.

Aiuti a Ucraina, Israele e Taiwan: i dettagli del provvedimento USA

Il disegno di legge prevede nel dettaglio l’invio di 60,8 miliardi di dollari per l’Ucraina, di cui oltre 23 miliardi verranno utilizzati per rifornire le armi e le scorte già fornite dagli Stati Uniti stessi. Il provvedimento include anche 13,8 miliardi di dollari per sistemi d’arma avanzati e 10 miliardi di dollari in assistenza economica rimborsabile (prestiti) che ovviamente però con ogni probabilità non verrà mai restituita.

Il nuovo provvedimento USA colpisce anche la piattaforma TikTok

I leader della Camera hanno poi introdotto una quarta legge sulla sicurezza nazionale come parte del pacchetto. La legge include diverse disposizioni che non fanno parte del disegno di legge del Senato, tra cui quelle che consentono il trasferimento dei beni russi congelati in Ucraina (per un valore di circa 8 miliardi) e le sanzioni contro Hamas e l’Iran.

La misura impedisce anche la disponibilità di app o servizi di web hosting negli Stati Uniti per applicazioni controllate dalla cinese ByteDance, tra cui TikTok, a meno che le applicazioni non interrompano i legami con ByteDance o altre entità “soggette al controllo di un avversario straniero”.

Questi ultimi due provvedimenti rappresentano se possibile una novità persino maggiore dell’invio di aiuti all’Ucraina. Il sostanziale esproprio di beni russi congelati scoperchia difatti un vaso di Pandora che con ogni probabilità spingerà anche l’Europa a trovare presto il medesimo cavillo legale. Ciononostante, rappresenterà un precedente capace di fare giurisprudenza e di spingere altre realtà globali a non considera più “al sicuro” i propri investimenti in Occidente.

Con la Cina, poi, Washington andrà allo scontro frontale vista la costrizione alla vendita di TikTok USA o al suo ban totale.

Aiuti all’Ucraina: le conseguenze sul fronte di guerra

La domanda più ricorrente al momento comunque è: come cambierà la situazione sul campo di battaglia lo stanziamento di aiuti a Kiev? Per rispondere sono necessari alcuni chiarimenti. Di base, il Pentagono ha tenuto forniture pronte per mesi, ma non ha potuto mobilitarle perché è al verde.

Ha infatti già speso tutti i fondi che il Congresso aveva precedentemente stanziato per sostenere l’Ucraina, inviando più di 44 miliardi di dollari di armi, manutenzione, addestramento e pezzi di ricambio dal febbraio 2022 ad oggi. A dicembre, il bilancio del Pentagono aveva infatti un buco di 10 miliardi di dollari, e ora come ora costerà di più sostituire i sistemi inviati sul campo di battaglia in Ucraina.

Di conseguenza, i vari pacchetti di aiuti del Pentagono per l’Ucraina si sono via via esauriti perché non c’era alcuna garanzia che il Congresso avrebbe approvato i finanziamenti aggiuntivi necessari per rimpiazzare le armi già inviate all’Ucraina. Ecco perché la legislazione appena votata include più di 20 miliardi, dei 60 totali, per rifornire gli scaffali del Pentagono e garantire che i servizi militari abbiano ciò di cui hanno bisogno per proteggere l’America.

Aiuti all’Ucraina: le richieste di Kiev mettono sotto pressione le scorte di armi USA

Un esempio per tutti: negli Stati Uniti le forze armate dispongono di enormi strutture per lo stoccaggio di milioni di munizioni di tutte le dimensioni, pronte per essere utilizzate in caso di guerra.

L’impianto di munizioni dell’esercito sito a McAlester, in Oklahoma, si estende su 100 chilometri quadrati collegati da una ferrovia e ha lo scopo di far affluire fino a 435 container – ognuno in grado di trasportare 15 tonnellate di munizioni – su ordine del presidente.

La struttura è anche un importante sito di stoccaggio per una delle munizioni più utilizzate sul campo di battaglia ucraino: i proiettili per obici da 155 mm.

La richiesta da parte dell’Ucraina di questo particolare proiettile ha messo sotto pressione le scorte statunitensi e ha spinto le forze armate a cercare altre fonti di approvvigionamento. Di conseguenza, decine di migliaia di proiettili da 155 mm sono stati rispediti dalla Corea del Sud a McAlester per essere dirottati poi all’Ucraina.

Questa linea di approvvigionamento ora deve essere ripristinata proprio con i fondi sborsati dal Congresso. Secondo un funzionario militare americano, gli Stati Uniti sarebbero comunque in grado di inviare alcuni quantitativi di munizioni “quasi immediatamente” all’Ucraina perché esistono magazzini in Europa: proiettili da 155mm e altri calibri, munizioni per la difesa aerea, etc.

Sul quantitativo reale però non ci sono certezze, e considerando che in questi mesi la “fame” di proiettili si è aggravata in Ucraina, ne serviranno centinaia di migliaia di unità per colmare l’emergenza, e poi dovrà comunque essere potenziata la produzione europea (in Germania, Polonia e Cechia) per i fabbisogni futuri.

La tranche di aiuti all’Ucraina non risolleverà le sorti di Kiev

Insomma, stornando dai famosi 60 miliardi gli aiuti finanziari, i soldi destinati all’industria bellica americana e i fondi necessari ad impedire che tra poche settimane l’Ucraina si trovi nella stessa situazione di prima, il reale surplus su cui potrà contare Kiev non supera il 10% di quella somma.

Nel breve, quindi, Kiev potrà godere di ossigeno, ma la situazione complessiva sarà ben diversa da quella del varo delle ultime grandi tranche di aiuti USA, quelle che sarebbero dovute servire per mettere l’Ucraina nella condizioni di realizzare una controffensiva di successo l’estate scorsa.

L’impegno di spesa americano, infine, non avrà senso senza la materia prima fondamenta per combatte le guerre: gli uomini. Non è un caso che il voto del Congresso arrivi meno di una settimana dopo il 16 aprile, quando Volodymyr Zelenskyj ha firmato la legge sull’estensione della mobilitazione agli over 25 (anziché over 27).

L’Ucraina ad oggi si trova in una situazione drammatica: in ripiegamento su almeno cinque fronti (i russi avanzato in direzione Chasov Yar, Rabotino, Ugledar, Berdychi-Ocheretino e Lyman), privata quasi totalmente della difesa aerea, senza colpi di artiglieria e con un deficit di riserve. Per risollevare l’Ucraina la tranche di aiuti USA è una mossa. Ma dovrà essere una di molte. E non certo l’unica.

Daniele Dell’Orco