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Il contrasto all’immigrazione illegale sarà il grande motore della campagna elettorale per le elezioni europee di tutti i partiti conservatori, sovranisti e identitari dell’area mediterranea.

Un tema che, se da un lato compatta le rispettive opinioni pubbliche che chiedono più sicurezza e meno sbarchi, dall’altro rivela delle diversità di approccio da parte dei singoli partiti, anche interni agli stessi raggruppamenti.

Immigrazione illegale, il meeting delle destre europee in Spagna

Lo scorso weekend in un luogo altamente simbolico per la Spagna, il porto di Algeciras (Cadice), la destra di Vox ha organizzato un meeting internazionale dal titolo “Fronteras Seguras“. Algeciras è considerata una delle porte dell’Europa e si trova sul golfo di Gibilterra a soli 14 chilometri dalla costa del Marocco.

Oltre ad essere uno snodo logistico per i traffici illeciti nel Vecchio Continente, è anche uno dei punti di primo approdo per i migranti recuperati sui barchini alla deriva.

I delegati arrivati da Francia, Ungheria, Italia, dal Parlamento europeo e ovviamente dalla Spagna hanno discusso principalmente dei punti di forza, e dei limiti, del nuovo Patto su migrazione e asilo firmato in UE come primo passo verso il superamento del Regolamento di Dublino.

Contrasto all’immigrazione illegale, i diversi approcci dei partiti

Gli approcci in merito, anche all’interno dello stesso universo conservatore, raccolti da Crisis Watch, si sono rivelati piuttosto diversi.

Gli spagnoli di Vox, attualmente all’opposizione del governo guidato dal socialista Pedro Sanchez, spingono per un cambio di rotta ancor più netto rispetto a quanto “concesso” fino ad oggi dalla Commissione europea alle istanze dei Paesi mediterranei, Italia (e Fratelli d’Italia) in primis, e propongono un “modello ungherese” per i confini terrestri e un “modello Salvini” per quelli marittimi.

Il tutto, previa sostituzione di Ursula von der Leyen e in generale di esponenti dei popolari alla guida della prossima Commissione.

Il solo “Patto su migrazioni e asilo” per i sovranisti spagnoli non sarebbe in grado di risolvere la questione migratoria poiché, come in effetti verificato da CW nella zona portuale del trasbordo di migranti sulla terraferma, i principi fondamentali del Patto (la redistribuzione tra Paesi UE proporzionata a numero di abitanti e PIL che solleva in parte le responsabilità sui soli “Paesi di primo approdo” e la profilazione dei migranti tra coloro che hanno diritto ad asilo e coloro che dovranno essere rimpatriati) vengono applicati con enormi difficoltà: le generalità fornite dai migranti, sprovvisti di documenti, sono autodichiarazioni impossibili da verificare e di conseguenza anche i dati biometrici (come le impronte digitali) sono impossibili da far corrispondere a persone con nome, cognome, nazionalità e indirizzo.

Dopo qualche ora passata nei centri di accoglienza nel golfo di Gibilterra, i migranti sono infatti sostanzialmente liberi di muoversi, ad Algeciras come in tutto lo spazio Schengen.

L’approccio di Fratelli d’Italia per contrastare l’immigrazione illegale in Europa

FdI, al governo in Italia (e fa tutta la differenza del mondo), vede invece la firma del Patto come un passo avanti verso la “consapevolezza europea”, e non solo mediterranea, della gestione dei flussi migratori, e ritiene fondamentale abbinare alla ripartizione delle responsabilità anche la pressione politica e diplomatica sui Paesi di partenza.

Da qui le missioni guidate dal governo italiano e dalla Commissione UE nelle varie realtà del Maghreb e la volontà di Palazzo Chigi di attuale il cosiddetto Piano Mattei.

Gli accordi con i singoli governi, tuttavia, restano ricchi di incognite che derivato principalmente da tre fattori:

  • l’instabilità delle leadership dei Paesi africani;
  • la volontà anche da parte dei politici africani (in molti casi a loro volta conservatori) di gestire i flussi che provengono dal sub-Sahara scaricando il problema altrove;
  • il possibile utilizzo dei patti come strumento di ricatto nei confronti dell’UE (lo ha dimostrato più volte la Turchia di Erdogan).

In più, ci sono i fattori imponderabili che possono influire sulla frequenza e sull’intensità dei flussi:

  • il meteo: col clima che cambia e le belle stagioni che durano 10 mesi su 12, i migranti sono più facilmente persuasi dai trafficanti a tentare la traversata minimizzando i rischi. Così, il blocco delle partenze diventa più difficile;
  • la perdita di momentum da parte di Europa e Stati Uniti in Africa occidentale, ora territorio di conquista russo e cinese, con conseguente impossibilità di bloccare le partenze alla fonte;
  • il malcontento economico, che fu ad esempio lo scorso anno cruciale nel trasformare la Tunisia nel primo porto di partenza verso l’Italia.

Più malcontento significa infatti più corruzione, più criminalità, più contrabbando e più traffici.

Immigrazione illegale in Europa, ulteriori ostacoli alle ricette anti-sbarchi

Nel complesso scenario dell’immigrazione nel Mediterraneo entrano in gioco infine altri due elementi: il concetto di migrazione come arma ed il pericolo derivante dalle “Telegram Storm“.

Il concetto di “migrazione come arma”

Lo si è visto nel primo atto di guerra ibrida tra Russia ed Europa nel novembre 2021, quando migliaia di migranti mediorientali vennero proiettati dalla Bielorussia al confine con la Polonia costringendo l’Europa a cambiare le norme sui respingimenti di massa.

E lo si è visto anche nel 2022 a Ceuta, quando il governo marocchino imbastì un’offensiva contro la Spagna usando centinaia di migranti, molti dei quali bambini.

Questo strumento di pressione e destabilizzazione potrebbe potenzialmente riguardare qualsiasi rotta che non sia controllata da cima a fondo dai Paesi occidentali.

Il pericolo derivante dalle “Telegram Storm”

L’esempio chiave è quello dell’aeroporto di Machačkala dell’ottobre 2023, quando l’odio anti-israeliano dopo l’inizio della guerra a Gaza venne fomentato tra i daghestani, islamici sunniti, attraverso una semplice strategia di comunicazione social (probabilmente esterna alla Russia, ma varrebbe lo stesso principio se fosse partita da qualche dissidente interno anti-governativo).

Il tam tam portò centinaia di rivoltosi a prendere d’assalto l’aeroporto e iniziare una caccia all’israeliano sugli aerei in arrivo da Tel Aviv. Siccome in guerra si impara da qualsiasi cosa, specialmente dalle strategie del nemico, niente impedisce ai nemici dell’Europa di mettere in campo offensive analoghe nelle città del Vecchio Continente in cui lo squilibrio etnico e religioso è più accentuato.

Un piccolo assaggio è stato offerto dalla “Muslim Interactive“, l’organizzazione fondamentalista che ad Amburgo ha creato disordini contro il governo tedesco (ufficialmente per via del sostegno ad Israele) rivendicando la volontà di fondare un Califfato dentro la Germania.

Spesso si sente e si legge, sui media generalisti e nei discorsi politici, che le migrazioni siano figlie delle guerre.

Ciò tuttavia è vero in parte, visto che milioni di migranti si muovono anche da realtà perfettamente pacifiche e che, viceversa, per molti altri lo stato di guerra rende paradossalmente più complicato uscire dai confini del proprio Paese.

È invece diventata piuttosto evidente negli ultimi anni una dinamica esattamente opposta legata alle migrazioni di massa: il loro uso come strumento di conflitto ibrido. Da conseguenza di una guerra si sono trasformate in una potenziale causa.

Daniele Dell’Orco