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Il Presidente russo Vladimir Putin, intervenendo sul tema di possibili colloqui di pace per risolvere il conflitto in Ucraina, ha dichiarato che ad oggi ciò sarebbe possibile solo con un interlocutore diverso da Volodymyr Zelensky, un Presidente che considera “illegittimo“:

«La cosa che è sotto gli occhi di tutti e che mi è stata riferita è che la Costituzione dell’Ucraina prevede l’estensione dei poteri, ma solo della Rada e nulla si dice sull’estensione dei poteri del Presidente dell’Ucraina.

C’è l’articolo 111 della Costituzione ucraina, che dice che i poteri sono trasferiti allo speaker del parlamento, soprattutto perché sotto la legge marziale, i poteri del parlamento sono estesi.

Nella sua essenza, lo Stato ucraino si basa sull’idea di una repubblica parlamentare piuttosto che presidenziale ed è abbastanza logico che la Costituzione stessa e gli atti giuridici che sono stati adottati sulla sua base siano strutturati in questo modo.

Secondo una valutazione preliminare, l’unica autorità legittima in Ucraina è il Parlamento e lo speaker della Rada», dice Putin.

Zelensky presidente illegittimo: è davvero così?

La legge ucraina attualmente vieta in modo inequivocabile al Paese di tenere nuove elezioni mentre è in vigore la legge marziale. La questione però non è affatto chiusa e sta facendo discutere molto specie dal 20 maggio in avanti, da quando cioè il mandato quinquennale del Presidente eletto, Volodymyr Zelensky, sarebbe giuridicamente scaduto.

Il problema è che la Costituzione ucraina non fornisce una chiara definizione della continuità del potere durante la legge marziale lasciando soprattutto la questione presidenziale aperta all’interpretazione.

Alcuni giuristi a questo proposito hanno sostenuto che sarebbe opportuno che i membri del Parlamento ucraino redigessero un documento da sottoporre alla Corte Costituzionale dell’Ucraina (CCU), in modo che la Corte possa fornire l’interpretazione ufficiale degli articoli in questione.

Anche per togliere alla Russia la possibilità di fare leva sull’argomento per delegittimare la leadership politica dell’Ucraina, cosa che in effetti il Cremlino sta facendo specie dopo l’inizio del quinto mandato della presidenza di Putin.

Ciononostante, questo documento non è mai stato presentato né dall’Ufficio del presidente né dai membri del Parlamento, ufficialmente per evitare di ammettere che esista un dubbio di carattere giuridico in un periodo di emergenza come una guerra.

Zelensky e le accuse di Putin sulla legittimità: cosa dice la Costituzione ucraina

L’articolo 19 della Carta ucraina “Sul regime giuridico della legge marziale” stabilisce, come detto, che le elezioni parlamentari, presidenziali e locali sono tutte vietate durante la legge marziale.

Allo stesso tempo, l’articolo 83 della Costituzione stabilisce altrettanto chiaramente che “se il mandato della Verkhovna Rada [Parlamento] dell’Ucraina scade mentre è in vigore la legge marziale o lo stato di emergenza, i suoi poteri sono prorogati fino al giorno della prima riunione della prima sessione della Verkhovna Rada dell’Ucraina eletta dopo la cancellazione della legge marziale o dello stato di emergenza”.

Tuttavia, la Costituzione manca di citare istruzioni altrettanto chiare nel caso in cui siano i poteri del Presidente a scadere mentre è in vigore la legge marziale. C’è solo l’articolo 108 a tal proposito che sottolinea che “Il Presidente dell’Ucraina eserciterà i suoi poteri fino all’assunzione dell’incarico da parte del nuovo Presidente eletto dell’Ucraina”. Lo scenario bellico non è ugualmente esplicitato.

Si scrive che la cessazione anticipata può derivare solo da una delle seguenti quattro cause:

  • Dimissioni;
  • Impossibilità di esercitare i propri poteri per motivi di salute;
  • Rimozione dalla carica per impeachment;
  • Morte.

Inoltre, secondo l’articolo 112 della Costituzione, in caso di cessazione anticipata dei poteri del Presidente, il Presidente della Verkhovna Rada dell’Ucraina assumerà le funzioni di capo di Stato.

Questo è lo scenario citato da Putin anche se, non essendo esplicitata la scadenza del mandato sotto legge marziale tra le cause di una decadenza, il trasferimento dei poteri allo speaker della Rada non può essere considerato automatico.

Accuse di illegittimità a Zelensky: la nostra analisi

Siccome non c’è questo riferimento, ma non ce n’è nemmeno uno di senso opposto capace di equiparare senza possibilità di interpretazione l’estensione anche dei poteri del Presidente come quelli del Parlamento mentre la legge di guerra è in vigore, la Costituzione può essere interpretata in due modi:

  1. In assenza della possibilità di elezioni legali la continuità del mandato presidenziale si estende in automatico senza un limite di tempo;
  2. In assenza della possibilità di elezioni legali l’unico riferimento giuridicamente riconosciuto dopo la scadenza del mandato presidenziale diventa il Parlamento.

Ecco perché, in effetti, una bozza di presentazione della questione alla CCU sarebbe stata redatta il 27 febbraio dallo stesso Ufficio del Presidente, con la quale si intendeva chiedere un’interpretazione ufficiale da parte della Corte sul punto di diritto Costituzionale.

Da un lato toglierebbe certamente alla Russia la possibilità di discutere la questione della legittimità del Presidente. Dall’altro, però, comporterebbe un rischio per l’attuale capo di Stato, perché nemmeno i suoi sherpa possono essere assolutamente certi che il responso della CCU sarebbe quello auspicato.

Un’altra possibile opzione sarebbe quella di presentare i documenti a nome del partito “Servitore del popolo” di Zelensky.

La richiesta alla Corte Costituzionale Ucraina di pronunciarsi: chi può farla

La Costituzione stabilisce che tali richieste possono essere presentate:

  • Dal Presidente dell’Ucraina;
  • Da non meno di quarantacinque parlamentari ucraini;
  • Dalla Corte Suprema dell’Ucraina;
  • Dal Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada (Ombudsman);
  • Dalla Verkhovna Rada della Repubblica autonoma di Crimea;

Nessuno però ha interesse nel sollevare la questione rischiando di fatto di doversi assumere la responsabilità di mettere in discussione il Presidente nel mezzo di una guerra o addirittura l’eventuale responsabilità, remota o meno che sia, di farlo decadere.

Così resta in piedi in una sorta di tacito assenso tra tutti gli organi la disposizione relativa alla continuità del potere, che si applicherebbe “a tutte le istituzioni di autorità superiore” pur senza una specifica menzione di tutte loro.

Corte Costituzionale ucraina: la situazione attuale

Tra le altre cose, la stessa CCU ucraina si trova in una sorta di limbo.

Attualmente la Corte costituzionale ha difatti 13 giudici (su 18 posti). Due posti vacanti devono ancora essere occupati dal Congresso dei giudici e altri tre dalla Verkhovna Rada.

Il quorum decisionale è di dieci giudici per le cause ordinarie e di 12 giudici per le sentenze relative al Regolamento della CCU o alle dimissioni di un giudice della CCU.

A febbraio il Presidente aveva firmato un decreto che avviava la creazione di una commissione di colloquio per la selezione dei candidati ai posti di giudice della CCU.

Secondo la legislazione vigente, la selezione competitiva nell’ambito della quota del Presidente inizia almeno 90 giorni prima della scadenza dell’incarico del giudice in carica.

Vale la pena aggiungere che il 29 maggio 2024, quindi oggi, scade il mandato dell’attuale presidente facente funzione della CCU: Serhii Holovvatyi. Ciò aumenta il numero di seggi vacanti nella Corte da cinque a sei, rendendo la questione del quorum ancora più pressante.

Un problema simile si era già verificato nel 2022, in occasione dell’audizione presso la Grande Camera di due proposte di gruppi di parlamentari riguardanti la Legge sul mercato fondiario e il Codice fondiario. In queste udienze dovevano essere presenti almeno 12 giudici.

Anche se un’ipotetica richiesta di chiarimenti dovesse arrivare oggi, quindi, non si avrebbe la certezza della presenza di un numero sufficiente di pronunciamenti da parte della Corte.

Legittimità di Zelensky come presidente dell’Ucraina: cosa dice l’articolo 103 della Costituzione

C’è infine un’altra interpretazione, più politica, della Costituzione, alla quale i vari partiti e lo stesso partito del Presidente fanno riferimento per sostenere lo status quo, e cioè la “flessibilità” dell’articolo 103 della Costituzione che fissa in cinque anni la durata del mandato presidenziale.

Già in passato infatti il Presidente Leonid Kuchma è stato in carica per cinque anni e tre mesi durante il suo primo mandato e per cinque anni e quasi due mesi durante il suo secondo mandato (in totale dal 1994 al 2005).

In quel caso perché le elezioni del presidente successivo erano ancora in corso di svolgimento e il nuovo Capo di Stato non aveva quindi ancora prestato giuramento. Anche Viktor Yushchenko è rimasto in carica per cinque anni e un mese.

“Sforare” un quinquennio non sarebbe quindi una grossa novità, anche se, con la legge marziale in vigore e con la guerra che non accenna ad arrivare a una conclusione né diplomatica né militare, immaginare una possibile finestra temporale per l’applicazione di questa “deroga” risulta parecchio complesso.

Vieppiù nel caso in cui il Presidente di turno non dovrà solo essere chiamato ad esercitare funzioni per poche settimane in attesa dei tempi tecnici per l’arrivo del successore, ma regolare i processi politici di un Paese in guerra e addirittura godere della legittimità per apporre, eventualmente, la propria firma su un accordo di pace.

Daniele Dell’Orco