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Dopo avere rimandato l’annuncio in seguito alla liberazione di quattro ostaggi israeliani, Benny Gantz si è dimesso dal governo Netanyahu, seguito da altri due ministri.

Gantz, leader del principale partito di opposizione al governo di Netanyahu, era entrato nell’esecutivo subito dopo il 7 ottobre.

Nei mesi scorsi, tuttavia, non aveva risparmiato critiche al capo del governo, sostenendo che stesse impedendo a Israele di “raggiungere la vera vittoria”, ovvero la restituzione degli ostaggi, la sostituzione del governo di Gaza e la creazione di un’alleanza regionale contro l’Iran.

L’ultimatum a Netanyahu

A maggio, l’ex ministro della Difesa aveva concesso al primo ministro un ultimatum di tre settimane per approvare alcuni obiettivi strategici, tra cui il recupero degli ostaggi e la demilitarizzazione di Gaza. Ad ultimatum scaduto, Gantz ha fatto seguire alle promesse i fatti.

Si dimettono altri due ministri

Sostenitore dell’accordo promosso degli Stati Uniti per la riconsegna degli ostaggi, l’ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane ha invitato tutte le forze politiche a seguire il proprio esempio, ed in particolare di “obbedire al comando della coscienza”.

La risposta della politica israeliana non si è fatta attendere: il membro del consiglio di guerra israeliano Gadi Eisenkot e il ministro Heli Trooper hanno annunciato le proprie dimissioni.

Netanyahu, appello all’unità nazionale

Nonostante il governo conservi ancora la maggioranza necessaria per rimanere in carica, Netanyahu fa appello all’unità nazionale, scrivendo su X in riferimento alla decisione di Gantz che “Israele è impegnato in una guerra esistenziale su diversi fronti”.

“Benny – le parole del capo del governo di Tel Aviv – questo non è il momento di abbandonare la campagna. Questo è il momento di unire le forze”.

Netanyahu ha poi aggiunto che “la porta rimarrà aperta a qualsiasi partito sionista che sia pronto (…) ad assisterci nel portare la vittoria sui nostri nemici e garantire la sicurezza dei nostri cittadini”.

L’appello del premier è rimasto inascoltato e le dimissioni sono state comunque presentate, ribadendo la richiesta di indire al più presto elezioni straordinarie.