Afghanistan, numeri e storia dell’Isis-k, i fondamentalisti che fanno paura anche ai talebani

Afghanistan, numeri e storia dell’Isis-k, i fondamentalisti che fanno paura anche ai talebani

In questi giorni la sigla “Isis-k” ha fatto il giro del mondo dominando le pagine dei giornali e le copertine dei notiziari.

 

Secondo i media occidentali ci sono loro dietro l’attentato dei giorni scorsi all’aeroporto internazionale di Kabul, attacco bomba che ha tolto la vita a più di 200 persone.

 

Militanti del gruppo hanno d’altronde già rivendicato il gesto: strage coordinata e ideata forse dallo stesso leader dell’Isis-k, Shahab al Mujair.

 

La formazione, pur essendo molto temuta dalle intelligence straniere e dai talebani, ha avuto una genesi piuttosto recente.

 

Negli ultimi cinque anni l’Isis-k ha accresciuto sensibilmente le proprie schiere, facendo sempre più parlare di sé in Afghanistan tramite stragi tra i militari dell’ormai ex stato afgano e tra gli stessi talebani.

 

La rivalità con i combattenti talebani sarebbe nata dalla volontà di questi ultimi di collaborare anche con Cia e paesi occidentali in generale, un’ipotesi assolutamente impraticabile per i seguaci dello stato islamico.

 

L’Isis-k, nato nella provincia orientale del Khorasan, conterebbe all’incirca un migliaio di militanti decisi e ben armati, anche se nel 2016 le sue forze erano forse quattro volte più consistenti.

 

Spesso, infatti, molti militanti della cellula afgana dell’Isis disertano e decidono di unirsi ai Talebani, considerati più vincenti.

 

Il punto forte di questo gruppo islamista è la martellante ed efficace propaganda, attuata in Patria ed all’estero dove i militanti dell’Isis-k auspicano nuovi e sempre più temibili attentati contro i nemici dell’Islam.

 

Al momento, però, la partita con i talebani sembra persa ancor prima di iniziare: le forze dell’Isis-k sono nettamente inferiori rispetto a quelle militari, finanziarie e politiche dei talebani.

 

Anche i territori controllati sono limitati e poveri, concentrati soprattutto nella zona di Nangarhar, al confine con il Pakistan.

 

Il gruppo ha altresì perso gran parte dei propri capi politici e militari, decimati dalle truppe occidentali e dagli attacchi dei talebani.

 

È infatti notizia di queste ore l’uccisione di un leader di alto rango dell’Isis-k da parte delle forze speciali statunitensi, una vendetta per la bomba all’aeroporto di Kabul.

 

La situazione è in continuo divenire, ma il rischio è che la già fragile situazione afgana si tramuti in una guerra civile tra Isis-k e talebani, scenario che potrebbe essere ancora più pericoloso e violento della recente “reconquista” talebana del Paese.

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