Germania, crollo Cdu e vittoria SpD, ma emergono Verdi e liberaldemocratici. Cosa succede ora?

Germania, crollo Cdu e vittoria SpD, ma emergono Verdi e liberaldemocratici. Cosa succede ora?

Il 25,7 per cento dei cittadini tedeschi ha sentenziato la vittoria del Partito socialdemocratico (SpD) alle elezioni del Bundestag, tenute ieri 26 settembre.

 

Seconda la coalizione formata dall’Unione cristiano-democratica (Cdu, il partito della Cancelliera uscente Angela Merkel) e dall’Unione cristiano-sociale (Csu), con un crollo al minimo storico del 24,1 per cento.

 

Determinante diventa quindi, per la formazione del prossimo governo federale, il ruolo di Verdi e Partito liberaldemocratico (Fdp).

 

Gli ecologisti hanno infatti ottenuto il 14,8 per cento, mancando l’obiettivo del 20 ma aumentando del 5,9% le preferenze rispetto alle elezioni del 2017.

 

La Fdp si è attestata invece all’11,5%, sperimentando un incremento dello 0,8 per cento, definito “un risultato storico” dal presidente del partito, Christian Lindner.

 

Seppur dalla terza e dalla quarta posizione, infatti, Verdi e Fdp rappresenteranno il vero ago della bilancia della futura maggioranza, in grado di dettare con il 26,3% complessivo le proprie condizioni in fase di formazione del nuovo esecutivo.

 

Ora sia la SpD che l’Unione rivendicano la guida del prossimo governo, ma per far si che quest’ultimo nasca è già partito il corteggiamento nei confronti di Verdi e liberaldemocratici, distanti tra loro su moltissime questioni.

 

Tra queste, la prima è sicuramente quella sull’austerità: da un lato i rigoristi della Fdp, dall’altro i Verdi che sostengono l’allentamento dei vincoli di bilancio previsti dalla Costituzione tedesca (sospesi dopo l’emergenza Covid).

 

«Deve essere perfettamente chiaro – ha dichiarato Anton Hofreiter, capogruppo dei Verdi – che il prossimo decennio sarà un decennio di investimenti».

 

Dall’altro lato Michael Theurer, vicecapogruppo della Fdp al parlamento federale, preferisce concentrarsi sui punti in comune. A cominciare dalla digitalizzazione, su cui entrambi i partiti concordano, ma anche sulla tutela del clima.

 

«Siamo d’accordo sull’obiettivo – ha precisato Theurer – ma seguiamo strade molto diverse, la lotta sarà dura».

 

Al di là della discordanza tra i due partiti in grado di spostare gli equilibri nella formazione del prossimo governo, gli scenari che ora si aprono sono diversissimi.

 

L’Fdp, che preferirebbe una maggioranza con l’Unione e i Verdi, si dice infatti disposto a dialogare anche con i socialisti. «Se si può fare del bene, il governo non può essere lasciato agli altri» dice Lindner.

 

A sua volta, la candidata cancelliera dei Verdi Annalena Baerbock insiste su un “governo per il clima”, in coalizione con la SpD e gli altri partiti “democratici”. Secondo Baerbock, «protezione del clima, giustizia sociale, mettere finalmente al centro bambini e giovani e una responsabilità europea» sono «gli obiettivi che devono essere affrontati nel prossimo governo federale».

 

Temi che potrebbero essere abbracciati dal candidato cancelliere della SpD, Olaf Scholz, che sorvola sulle divergenze tra Verdi e liberaldemocratici per marginalizzare i principali sfidanti dell’Unione.

 

Il governo, ha detto Scholz, dovrà essere sostenuto «dai partiti che hanno vinto le elezioni che hanno registrato un aumento molto significativo dei voti». Il riferimento qui è, oltre ai voti presi dal suo partito, ai possibili alleati di Verdi e Fdp, con cui Scholz spera di trovare un accordo «il prima possibile».

 

Una determinazione che sembra mancare nel partito di Angela Merkel, dove l’esito non felice delle elezioni sembra minare ulteriormente la leadership del candidato cancelliere e presidente della Cdu Armin Laschet.

 

E se anche nel caso dei popolari la volontà di formare una coalizione con Fdp e Verdi non manca, l’Unione soffre anche di divisioni interne, tra Cdu e Csu.

 

Ad allontanare maggiormente il governo del paese dai popolari c’è comunque il risultato delle elezioni: l’Unione è arrivata seconda, dopo i socialisti dell’SpD, e per questo, a detta dello stesso presidente della Csu Markus Soeder «non può avanzare alcuna pretesa convincente».

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