UE-Mercosur: il ricatto europeo all’economia del Brasile

UE-Mercosur: il ricatto europeo all’economia del Brasile

La situazione in Brasile non è certo delle migliori: secondo l’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (INPE), il numero di incendi nelle foreste amazzoniche nel luglio di quest’anno è superiore del 14,5% al numero di incendi nel luglio 2019.

 

Al 30 luglio sono stati registrati ben 1.007 incendi in Amazzonia (record negativo degli ultimi 15 anni), ma in totale, contando anche quelli minori il numero è impressionante: 6.091 incendi nell’ultimo mese.

 

I geologi associano l’aumento del numero di incendi nelle aree protette alla politica ambientale del Governo Bolsonaro a causa delle leggi brasiliane che obbligano i taglialegna a bruciare le aree legalmente abbattute per il rimboschimento.

 

Per quanto possa sembrare inusuale la tecnica del “taglia e brucia” è utilizzata da secoli: dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l’incendio si sarà depositata sul terreno della cenere che fertilizza il terreno. Ma tanti incendi spesso non si riescono a controllare, e accade l’irreparabile.

 

A causa di un forte aumento della deforestazione di foreste cosiddette “preziose” (sia legali che illegali) pari al 25% nella prima metà del 2020, il governo Bolsonaro ha dovuto introdurre una moratoria di 4 mesi sull’incendio dei siti di abbattimento, ma come mostrano i numeri non è bastato.

 

Ma cosa c’entra tutto questo con la posizione economico-internazionale del Brasile?

Il Brasile è al centro di uno dei trattati più grande mai stipulati in termini di cittadini coinvolti, ovvero l’accordo di libero scambio Unione Europea-Mercosur.
Dopo 20 anni di negoziati al vertice del G20 di Osaka del 2019 sembrava raggiunto l’accordo ma proprio nello stesso anno gli incendi in Amazzonia hanno causato uno stop nei rapporti con l’Unione Europea.

 

Successivamente i deputati di diversi paesi tra cui Francia, Paesi Bassi e Irlanda si sono rifiutati di ratificare l’accordo, che fino ad oggi non è entrato in vigore.

 

Lo stesso Emmanuel Macron ha spesso utilizzato il tema degli incendi amazzonici per distogliere l’attenzione dai problemi interni della Francia e se al termine di quest’estate gli incendi supereranno ancora le cifre dello scorso anno, il presidente francese avrà ancora una volta l’opportunità di diventare l’ultimo chiodo nella bara dell’accordo UE-Mercosur.

 

Ma Parigi non è la sola ad ostacolare l’accordo con il blocco commerciale sudamericano, e dopo pochi giorni dalle rassicurazioni che arrivavano dall’ambasciatore tedesco in Brasile la cancelliera tedesca cambia tutto mettendo in dubbio il futuro del trattato con parole molto chiare.

 

«Dubitiamo fortemente che l’accordo verrà ratificato nella sua forma attuale in una situazione così difficile in Amazzonia. I continui incendi e la deforestazione nelle foreste dell’Amazzonia stanno preoccupando il mondo intero», ha dichiarato il portavoce del cancelliere tedesco, Stefan Seibert.

 

Il blocco degli investimenti come “soldarietà europea”

La controversia sugli incendi in Amazzonia crea un “blocco degli investimenti” da parte delle grandi imprese europee che lavorano nel paese sudamericano. In tal senso si è adoperato il Fondo di investimento statale norvegese, escludendo alcune società brasiliane dalla lista dei destinatari degli investimenti a causa del loro presunto coinvolgimento nella scomparsa delle foreste amazzoniche.

 

Solo un mese dopo, Reuters ha parlato di 7 fondi di private equity europei che smetteranno di investire nelle aziende agricole locali se la situazione della foresta amazzonica non verrà corretta. E con una minaccia ancora maggiore per i polmoni del pianeta quest’estate, un massiccio deflusso di investimenti europei sembra estremamente reale.

 

In precedenza, la Merkel era uno dei più attivi sostenitori di un accordo tra i blocchi economici del Sud America e dell’Europa, in base al quale il 92% delle merci sudamericane avrebbe cessato di essere tassato nel vecchio continente.

 

Il blocco UE vuole bloccare una parte fondamentale dell’economia brasiliana: se il governo non proteggerà le sue risorse naturali, gli eurodeputati tedeschi saboteranno la ratifica del trattato, seguendo i loro colleghi di Austria, Paesi Bassi, Francia e Irlanda.

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