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L’agguato subito dal convoglio militare russo-maliano al confine tra Mali e Algeria cela dietro di sé una realtà ancora difficile da ammettere sui media occidentali: in Africa si sta delocalizzando il conflitto tra Russia e Ucraina. O meglio, tra Russia e Ucraina col supporto dell’Occidente.

Assalto a 15 volontari russi ex Wagner in Mali: i fatti

La cronaca: sabato 27 luglio specialisti russi e soldati dell’Esercito Regolare del Mali (FAMa) hanno subito un’imboscata nella zona settentrionale del Mali da parte di un gruppo di separatisti Tuareg del Movimento di coordinamento Azawad e di miliziani del gruppo islamista Jamaat Nasr al-Islam wal-Muslimin (JNIM), associato ad Al-Qaeda.

Il convoglio russo-maliano è stato distrutto, con almeno 15 volontari di Mosca (dell’ex Gruppo Wagner) rimasti uccisi e un numero imprecisato di feriti fatti prigionieri.

Guerriglia in Mali: come si è arrivati all’attacco di sabato scorso

L’attacco si inserisce all’interno di un contesto di guerriglia generato nell’area dopo la caduta della Jamahiriya libica nel 2011, quando i Tuareg hanno creato il loro movimento separatista e, nel 2012, si sono ribellati nel nord del Mali, destabilizzando l’intera regione del Sahel.

Da allora gli Stati del Sahel, in primo luogo le autorità del Mali, hanno ripetutamente cercato di risolvere la questione con la forza. Le forze governative maliane hanno lanciato un’offensiva strategica nel nord del paese nell’autunno del 2023 e, con il supporto di istruttori militari russi, a novembre sono riuscite a prendere il controllo della principale roccaforte dei militanti, la città di Kidal.

Ciononostante, l’area continua ad essere sotto il controllo di diversi gruppi armati, tra cui i Tuareg, ma anche delle organizzazioni terroristiche islamiste.

In Mali la debacle per le missioni russe nel Sahel

Una decina di giorni fa il Mali ha lanciato una nuova operazione militare col supporto del contingente russo che prima della guerra in Ucraina era “ufficioso”. Poi, dopo l’agosto 2023, la morte di Yevgeny Prigozhin e la presa del controllo da parte del Ministero della Difesa di Mosca di tutti gli affari condotti dalla Wagner in Africa.

La prima offensiva è stata effettuata nell’area dell’insediamento di In-Afarak, un importante snodo dei trasporti. La seconda, pochi giorni dopo, nella città di Tinzauaten, situata vicino al confine algerino, più di 230 km a nord-est di Kidal. Tinzauaten è un’importante roccaforte dei gruppi armati ne uno snodo di traffici di armi e droga.

Il 25 luglio, un’unità dell’esercito maliano e dell’esercito russo alla periferia della città di Tinzauaten è stata attaccata dai militanti. L’esercito maliano ha perso almeno 6 soldati, due veicoli blindati e due camioncini.

I combattimenti sono ripresi la mattina successiva ma, poco dopo l’inizio di un’offensiva dell’esercito regolare, russi e maliani hanno perso un elicottero Mi-24 nella città di Kidal che, presumibilmente, trasportava i feriti.

Sabato notte, dopo diversi giorni di combattimenti, le forze governative sono state costrette a ritirarsi dalla periferia della città. Prive di supporto aereo, le unità dell’esercito maliano e degli specialisti militari russi sono state circondate e distrutte durante la ritirata.

Tra i morti, anche il blogger militare Nikita Fedyanin, amministratore del canale Telegram “Grey Zone”.

Una debacle per le missioni russe nel Sahel che, secondo fonti molto vicine alla materia e al MoD di Mosca, potrebbe porre presto fine alla presenza di formazioni di volontari russi nei tre paesi dell’area (Mali, Burkina Faso e Niger) e accelerare lo spiegamento del contingente ufficiale “Afrika Korps”. Ciò porterà alla sostituzione definitiva dei volontari con formazioni regolari russe.

L’Africa sempre più al centro dello scontro geopolitico

Al di là dell’evento specifico, è di straordinaria attualità l’entità del grande Risiko del Continente Nero che vede la Russia aumentare la propria presenza in varie zone dell’Africa e, di conseguenza, i nemici della Russia che cercano di insidiarla in ogni modo.

Anche, paradossalmente, facendo sì che lo sforzo russo in Africa aumenti. Ciò, ad esempio nell’ottica dello scenario ucraino, sta a significare maggiore impegno russo altrove e minori risorse disponibili per la guerra contro Kiev.

Francia e Algeria dietro l’attacco al convoglio russo-maliano?

In questo senso, l’agguato ai russi-maliani è un trionfo per i detrattori di Mosca che, anche per questo, è ovvio abbiano recitato un ruolo non certo secondario.

Media e analisti vari hanno iniziato a parlare del possibile coinvolgimento di diversi attori nell’attacco. Si è parlato sia della partecipazione nell’organizzazione della trappola dei servizi segreti francesi, che possono facilmente condividere informazioni con i Tuareg, sia delle autorità algerine, che furono direttamente coinvolte nel conflitto di confine e parteciparono all’organizzazione degli accordi di pace tra il Mali e Azawad nel 2014.

Kiev conferma: «da noi le informazioni necessarie all’attacco in Mali e non solo»

Il portavoce della direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino (GUR) Andrey Yusov, intervenendo in uno dei programmi televisivi del canale “1 + 1” ha sostanzialmente confermato poi la cooperazione tra Kiev e i ribelli di Azawad, i quali hanno «ricevuto tutte le informazioni necessarie, e non solo le informazioni, che hanno permesso un’operazione militare di successo».

La presenza di istruttori ucraini tra i ribelli sul campo è praticamente certa. E nemmeno tanto segreta. A riprova di questo legame strettissimo, uno dei rappresentanti Tuareg ha dichiarato nel suo resoconto su X che i separatisti sarebbero pronti a trasferire a Kiev i combattenti catturati in Ucraina come «segno di sostegno e solidarietà».

Il progetto di legge ucraino: le PMC di Kiev in Africa in funzione anti russa?

Del resto, il 26 aprile 2024, il Comitato per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence della Verkhovna Rada ucraina ha inaugurato un progetto di legge “sulle società internazionali di difesa”, che costituisce il quadro giuridico per la creazione di società militari private.

Spalancando, sostanzialmente, le porte alle PMC ucraine da utilizzare in Africa in funzione anti-russa. L’obiettivo secondario del disegno di legge sarebbe poi quello di creare le condizioni per neutralizzare «un’ampia gamma di conseguenze negative che potrebbero verificarsi dopo la smobilitazione di un gran numero di personale militare e di agenti delle forze dell’ordine coinvolti nel respingere l’aggressione russa».

In sostanza, secondo le previsioni degli autori del disegno di legge, molti dei combattenti delle Forze Armate ucraine avranno difficoltà a reintegrarsi nella vita civile e potrebbero “riciclarsi” in attività criminali in Ucraina.

Per evitare un simile scenario, si propone di impiegare ex soldati in “compagnie internazionali di difesa”. Si noti che le PMC devono avere la registrazione ucraina e pagare le tasse, ma possono fornire “servizi di difesa” e svolgere “attività di difesa” solo all’estero.

La presenza ucraina in Africa

Oltre ad aver aperto almeno 6 ambasciate in vari Paesi africani dal 24 febbraio in avanti (tra cui Ruanda, Botswana e Mozambico), anche sul campo l’Ucraina è presente più o meno apertamente in vari teatri operativi.

Inoltre, Kiev ha già inviato almeno un’unità di forze speciali in Sudan per supportare la lotta dell’esercito contro le “Rapid Support Forces” ribelli, che, a loro volta, sono sostenute da contractor russi, e ha dispiegato truppe anche in Somalia. Il Sahel, quindi, è solo l’ultimo degli scenari in cui Kiev sta provando ad inserirsi.

Ed è solo l’inizio. Lo stesso Yusov aveva dichiarato pochi mesi fa a Politico che «l’intelligence ucraina deve essere presente ovunque ci sia la necessità di distruggere il nemico, che sta conducendo una guerra su vasta scala contro l’Ucraina. Siamo presenti ovunque sia possibile indebolire gli interessi della Russia».

Il conflitto russo-ucraino ha sempre meno confini.

Daniele Dell’Orco