Massicce proteste hanno travolto Sukhumi, capitale dell’Abcasia, regione separatista della Georgia, dove manifestanti hanno preso d’assalto il parlamento locale, sfondando i cancelli con alcuni camion.
Al centro del dissenso c’è l’accordo che il governo abcaso intende concludere con la Federazione Russa per “facilitare gli investimenti russi nel settore immobiliare”. L’accordo promosso dal Presidente abcaso Aslan Bzhania, quindi, secondo i manifestanti andrebbe ad aumentare ancora di più la dipendenza dall’economia russa togliendo ulteriore autonomia alla regione.
La storia travagliata dell’Abcasia
La recente storia dell’Abcasia è piuttosto travagliata. Riconosciuta come territorio indipendente da Mosca, dal quale ha una totale dipendenza economico-militare dagli anni novanta – dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica -, rimane ufficialmente considerata dalla Georgia come “territorio occupato”. Allo stesso modo, l’Unione Europea e le Nazioni Unite condividono questa posizione, negandone il riconoscimento come Stato sovrano.
Le proteste a Sukhumi
Nel corso delle proteste, un corteo ha sfondato il cancello del parlamento con un camion e sono entrati nel complesso in cui si trova l’edificio cercando poi di entrare al suo interno e scontrandosi con la polizia: si sono verificati lanci di sassi, uova e bottiglie da parte dei manifestanti e l’uso di gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine per disperdere la folla.
Nei tafferugli sono rimaste ferite almeno otto persone ma, nonostante sembra siano stati uditi alcuni spari, non c’è stata nessuna vittima.
L’instabilità politica dell’Abcasia: i precedenti
Fuori gli spettri di una “rivoluzione colorata”. Le proteste di Sukhumi si inseriscono in un quadro di instabilità politica che ha segnato la vita della regione negli ultimi anni. Già nel 2014, l’opposizione aveva occupato gli edifici governativi a Sukhumi, provocando le dimissioni dell’allora Capo della Repubblica, Alexander Ankvab.
Allo stesso modo, il presidente attuale, Aslan Bzhania, salì al potere nel 2020 durante proteste simili, con l’assalto all’edificio dell’amministrazione presidenziale e dalle dimissioni di Raul Khajimba, che in precedenza aveva rimosso Ankvab.
Episodi di questo tipo riflettono una sorta di “routine” politica nella regione, dove il malcontento interno spesso si manifesta con azioni di forza contro le istituzioni.
Gli effetti delle proteste: rinviati i lavori del Parlamento
A seguito degli scontri il Parlamento ha rinviato la sessione di lavori in cui sarebbe dovuto essere stato ratificato l’accordo con la Federazione Russa.
Le proteste sono avvenute anche in seguito a voci – sebbene siano state negate dalle autorità abcase – di un’accelerazione dello sviluppo della base navale russa di Ochamchire, riflettono una più ampia instabilità regionale, dopo che il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accennato a possibili attacchi diretti contro gli asset militari russi in aree contro l’Abcasia e sottolineano l’insoddisfazione locale per l’influenza di Mosca e il ruolo strategico della regione nel conflitto nel Mar Nero.
