L’avvio del tavolo negoziale tra Stati Uniti e Russia a Riad segna un cambiamento significativo negli equilibri diplomatici globali, evidenziando il ruolo sempre più marginale degli Stati europei.
Il rischio, per questi ultimi, è ora quello di essere definitivamente estromessi dalle trattative sulla guerra in Ucraina. Alla base di questa esclusione ci sono diversi fattori, tra cui la linea dura adottata dai leader europei nei confronti di Mosca, contrapposta all’approccio più conciliante della nuova amministrazione di Washington, che il Cremlino sembra preferire.
Trattative sull’Ucraina: i tentativi dell’UE per non essere esclusa
In questo scenario si collocano il recente vertice UE a Parigi, che ha visto anche la partecipazione del Regno Unito, e la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, a cui hanno preso parte esclusivamente rappresentanti europei e il presidente ucraino – gli stessi attori esclusi dal nuovo tavolo di negoziati tra Mosca e Washington.
A guidare l’iniziativa è Emmanuel Macron, che tenta – malamente – di ricompattare l’Europa, dopo aver destinato 134 miliardi di euro all’Ucraina. Il suo sforzo raccoglie un mezzo consenso del Regno Unito e le forti critiche di Ungheria e Germania, tra i principali detrattori.
Trattative sull’Ucraina, Zelensky: «Creare le forze armate europee»
Da Monaco, Zelensky afferma che è «giunto il momento di creare le forze armate europee», sottolineando che «non possiamo escludere che l’America possa dire di no all’Europa su questioni che potrebbero minacciarla».
Con queste parole, il presidente ucraino appoggia la proposta francese per l’istituzione di una Forza di pace europea, che prevedrebbe il dispiegamento di un contingente di 25.000-30.000 uomini con funzioni di “rassicurazione” e “deterrenza”.
L’obiettivo «non sarebbe un coinvolgimento diretto sul fronte, ma piuttosto la presenza sul territorio per scoraggiare una possibile ripresa delle ostilità» da parte russa dopo un’eventuale tregua.
L’iniziativa ha riscontrato il favore britannico ed Primo Ministro Keir Starmer ha annunciato la disponibilità a partecipare alla missione “se necessario”; la collaborazione franco-britannica è significativa poiché la volontà dei due Paesi rappresenterebbe l’ago della bilancia nella presa di decisioni sul piano militare: una posizione data dallo status di potenza nucleare in quanto unici Stati europei a possedere un arsenale nucleare.
Trattative sull’Ucraina e esercito europeo: la proposta del PPE
In una direzione simile, il gruppo PPE ha depositato al Parlamento Europeo la richiesta di calendarizzare, per la prossima assemblea plenaria di marzo, un dibattito dal titolo “Architettura di sicurezza europea: urgenti misure decisive”.
Inoltre, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante la Conferenza di Monaco, ha confermato la volontà di proporre lo scorporo degli investimenti nella Difesa dal Patto di Stabilità, affinché gli Stati membri possano rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e agli obblighi Nato senza compromettere la stabilità economica nazionale.
L’UE rimane divisa al suo interno
Non mancano, però, le divisioni interne. L’Ungheria si schiera nettamente contro la proposta francese: il ministro degli Esteri Péter Szijjártó accusa i leader europei di «sostenere la guerra e opporsi a Trump» e afferma che il vertice di Parigi serva a «bloccare gli sforzi di pace in Ucraina», mentre l’Ungheria, sostiene, è impegnata a favorirli.
Anche la Germania prende le distanze. Il cancelliere Olaf Scholz definisce il dibattito «prematuro e irritante», sottolineando che «qui si discute sulla testa degli ucraini di trattative di pace che ancora non hanno avuto luogo, a cui Kiev non ha detto di sì e per le quali non si è nemmeno seduta al tavolo».
Durante la riunione informale di Parigi, infine, anche Giorgia Meloni ha manifestato perplessità sul dispiegamento di truppe europee in Ucraina, definendolo una «soluzione complessa e poco efficace». Per la premier italiana, la priorità resta quella di garantire la sicurezza dell’Ucraina, valutando opzioni che coinvolgano anche gli Stati Uniti. «Questo non è un vertice contro Donald Trump», ha sottolineato.
