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Rodrigo Paz Pereira, nuovo presidente della Bolivia, rappresenta una svolta significativa per lo scenario politico boliviano.

Elezioni presidenziali in Bolivia: vince Rodrigo Paz Pereira

Lo scorso 19 ottobre Rodrigo Paz Pereira è risultato eletto presidente della repubblica presidenziale della Bolivia con il 54,6% dei consensi, imponendosi sull’altro candidato al ballottaggio Jorge Quiroga Ramirez, leader della formazione politica liberal-liberista “Libre21”, ex presidente del Paese sudamericano fra il 2001 e il 2002 e candidato per la quarta volta, che si è, invece, fermato al 45,4% dei consensi. Con alle spalle tali risultati, Rodrigo Paz ha prestato giuramento lo scorso 8 novembre, succedendo a Luis Arce, per un mandato presidenziale con la durata sino al 2030.

Nonostante tale vittoria, la maggioranza parlamentare si presenta, comunque, risicata, con la sua realtà politica conservatrice e di tradizione anticomunista, il Partito Democratico Cristiano della Bolivia, che possiede un vantaggio di sei seggi nella Camera alta e di quattro in quella bassa.

La vittoria in questione mette fine ai governi del Movimento per il Socialismo (MAS), che duravano dal 2006, anno dell’elezione della figura politica nazional-popolare di Evo Morales, e che, salvo la parentesi golpista fra il 2019 e il 2020, sono proseguiti sino ad oggi con il governo di Luis Arce, travolto dalle accuse di corruzione e dalla crisi economica. MAS che aveva contribuito negli anni al governo di Evo Morales all’edificazione di un sistema economico con una forte e imponente presenza dello Stato, senza scivolare verso posizioni di natura marxista.

Rodrigo Paz Pereira: chi è il nuovo presidente della Bolivia

Rodrigo Paz Pereira, figlio dell’ex presidente boliviano Jaime Paz Zamora fra il 1989 e il 1993, non è sempre appartenuto alla formazione politica odierna, al quale è iscritto dal 2019, ma fra il 2002 e il 2010 è stato deputato per il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria, mentre è dal 2020 che è diventato senatore per il Partito Democratico della Bolivia, posizionandosi sul conservatorismo filo-statunitense della politica boliviana.

Rodrigo Paz, infatti, promette di restaurare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d’America, dopo l’espulsione dell’ambasciatore da parte di Evo Morales nel 2008 e di dare via libera alla liberalizzazione dell’economia del Paese sudamericano, seguendo la logica di un “capitalismo aperto a tutti” molto vicino a quella che negli anni ’90 del secolo scorso era la prospettiva di Carlos Menem in Argentina e, per alcuni aspetti, quella di Milei oggi.

Certo è che l’elezione di Rodrigo Paz segna un cambio di passo importante relativamente all’assetto politico boliviano, ponendo fine al dominio di un MAS diviso fra la linea social-nazional-popolare di Evo Morales e quella progressista-tecnocratica del successore Luis Arce, e interessanti saranno i futuri sviluppi degli scenari geopolitici ed economici che la presidenza Paz potrà contribuire a configurare.

Matteo Boniello