La Germania investe in maniera massiccia sul riarmo, preoccupando gli Alleati mentre gli Stati Uniti vedono per Berlino un nuovo ruolo egemone in Europa.
«Il futuro del mondo si crea in Europa». Intervenendo davanti al congresso dei giovani della CDU questo sabato, Friederich Merz ha pronunciato questa frase, ma oggi in molti si chiedono se, piuttosto, per il cancelliere tedesco il futuro del mondo non vada plasmato direttamente da Berlino. Con i recenti e massicci investimenti nel settore della difesa, infatti, la Germania sta scombinando gli equilibri che per anni avevano retto (non senza difetti) l’Unione Europea: a Berlino la gestione finanziaria dell’Unione, a Parigi quella della della difesa.
«Ovunque vada nel mondo, dai Paesi Baltici all’Asia, la gente chiede alla Germania di assumersi maggiori responsabilità. L’aspettativa è che la Germania finalmente si faccia avanti e metta a confronto il suo peso economico con la sua potenza difensiva». Parole di Christoph Schmid, deputato socialdemocratico tedesco nella commissione Difesa del Bundestag che sembrano confermare il nuovo ruolo della Germania.
Il riarmo della Germania nei numeri
Una conferma che, tuttavia, arriva innanzitutto dai numeri: entro il 2029 si prevede che la Germania spenderà 153 miliardi di euro all’anno per la difesa, pari a circa il 3,5% del PIL. Secondo un diplomatico UE citato dalla rivista Politico, si tratta della «cosa più importante che sta accadendo in questo momento a livello UE». Peccato che, con buona pace di chi sperava di vedere nel ReArm Europe (poi Readiness 2030) l’inizio di un impianto di difesa veramente comunitario, il piano di Berlino risponda di fatto alla regola “Germania in primis”.
Berlino infatti continua a proteggere con rigore le sue prerogative nazionali in materia di difesa, a cominciare dal rifiuto di concedere alla Commissione Europea un ruolo più incisivo nell’acquisto di armi e prevedendo di fare ampio affidamento a quadri normativi nazionali, tra cui una nuova legge sugli appalti che farà sistematicamente ricorso all’articolo 346 del Trattato UE: una clausola che consente ai paesi di aggirare le norme UE sulla concorrenza per favorire gli appalti nazionali.
Un riarmo nazionale
Sempre secondo quanto riportato da Politico, che ha visionato alcuni documenti interni, Berlino si prepara a far approvare dal Bundestag 83 miliardi di euro in contratti per la difesa entro la fine del 2026 che riguarderanno ogni settore delle forze armate, dai carri armati alle fregate, passando per gli ormai irrinunciabili droni, i satelliti e i sistemi radar. Ma la “lista dei desideri” della Bundeswehr sarebbe ben più ampia, prevedendo un progetto a lungo termine da 377 miliardi di euro che comprende oltre 320 nuovi programmi di armamento in tutti i settori militari.
Soldi che, in larghissima parte, si prevede rimarranno in Germania: secondo i piani di approvvigionamento, meno del 10% dei nuovi contratti andrà a fornitori statunitensi (dei quali Berlino è stata uno dei principali clienti nel settore della difesa attraverso un rapporto ormai consolidato nei decenni), mentre quasi tutto il resto rimarrà in Europa e gran parte di esso proprio in Germania.
Il riarmo della Germania visto dagli altri Stati europei
Con la premessa che il motore economico dell’UE sta diventando anche il motore dell’industria continentale collegata alla difesa, gli equilibri politici in Europa sono inevitabilmente soggetti a non pochi stress, in particolare per quanto riguarda i rapporti con lo storico vicino-rivale francese.
Dalla Francia scetticismo e preoccupazione
Nonostante gli sforzi compiuti dal presidente francese Emmanuel Macron a partire dal 2017 per migliorare le relazioni franco-tedesche, infatti, la sfiducia nei confronti di Berlino resta profondamente radicata negli ambienti della difesa francese, «il fulcro del sistema» secondo un funzionario UE sentito da Politico. «La differenza tra Parigi e Berlino è che in Francia qualsiasi funzionario è, in fin dei conti, un funzionario della difesa» ha affermato.
Un’altra differenza da non sottovalutare, tuttavia, riguarda i conti dello Stato francese: la Francia ha ad oggi un debito superiore al 110% del PIL e un deficit superiore al 5%. Una situazione che, oltre ad esporla al frequente rischio di crisi di governo come quelle viste per tutto l’ultimo anno, la rende incapace di indebitarsi ulteriormente per stare al passo degli investimenti militari tedeschi.
Il tutto non farebbe altro che alimentare il misto di scetticismo e preoccupazione avvertito a Parigi in relazione al riarmo di Berlino: «È a metà strada tra vigilanza e minaccia» ha dichiarato un funzionario della difesa francese a Politico, mentre per un’altra fonte «sarà difficile collaborare con loro perché saranno estremamente dominanti». Il tutto dovrebbe portare, secondo i funzionari di Parigi, ad «un ruolo più ampio a livello internazionale» per la Germania, ma «non è chiaro come». Nel frattempo, la principale criticità per Berlino, qualora volesse davvero costruirsi questo ruolo nel mondo, rimangono le lacune di personale nell’esercito.
La posizione della Polonia sul riarmo tedesco
Il campione europeo di spesa per la difesa, al momento, resta la Polonia, che quest’anno intende spendere 186 miliardi di złoty (44 miliardi di euro) per la difesa, pari al 4,7% del PIL (la cifra più alta di tutta la NATO) puntando ad avere uno degli eserciti più grandi e meglio equipaggiati d’Europa.
Rispetto al riarmo tedesco, per Varsavia si tratta di un’eventualità necessaria ed attesa. «Se abbiamo seriamente a cuore la difesa collettiva, non possiamo continuare a dire: ‘”Per favore, spendete tutti di più per la difesa. Ma non tu, Germania”» ha affermato Marek Magierowski, ex ambasciatore polacco in Israele e negli Stati Uniti. Le antiche ombre del rapporto tra Polonia e Germania, tuttavia, continuano a farsi sentire.
«Guardando alla storia, una situazione in cui la Germania associasse la sua potenza economica alla potenza militare ha sempre suscitato timori» ha ammesso Paweł Zalewski, viceministro della Difesa polacco, ribadendo tuttavia che, alla luce del ridimensionamento della presenza americana in Europa, «un aumento della forza militare della Germania è una risposta naturale».
Ad oggi per i polacchi, legati più di altri a doppio filo agli Stati Uniti, la Germania fa più paura nell’eventualità di una ripresa dei rapporti con la Russia già perseguiti dall’ex cancelliera Angela Merkel. «Chiediamo alla Germania di dimostrare con quanta fermezza difenderà l’ordine internazionale contro la Russia – ha detto Zalewski-. È necessaria una verifica costante. Non dimentichiamo nulla».
Dello stesso avviso Magierowski, che si dice «più preoccupato per i rapporti commerciali tra Germania e Russia, ancora piuttosto vivaci, e per la crescente pressione a Berlino affinché torni alla normalità dopo la guerra in Ucraina». Un riferimento diretto ad Alternative für Deutschland, apparentemente favorevole ad una linea più distensiva nei confronti di Mosca ed attualmente secondo partito di Germania.
La volontà americana: la Germania alla guida della NATO in Europa
Matthew Whitaker, rappresentante degli Sati Uniti presso la NATO, durante la Conferenza sulla Sicurezza di Berlino ha riferito che la Casa Bianca vorrebbe che la Germania sostituisse Washington nel comando del SACEUR, il Comando Supremo alleato in Europa – ovvero, che Berlino assumesse il comando delle forze NATO in Europa. Whitaker, però, ha poi specificato che «siamo ancora molto lontani».
Mentre il rappresentante politico della Germania presso NATO e Unione Europea ha risposto che la visione e i piani di Berlino sarebbero «diversi», il suo omologo militare, il Generale Wolfgang Wien, ha dichiarato che il Paese sarebbe disposto ad «assumersi maggiori responsabilità» all’interno dell’Alleanza, pur ribadendo di considerare il SACEUR di competenza statunitense.
Il comando, infatti, è da sempre ricoperto da ufficiali statunitensi: l’ultimo è il Generale Alexus Grynkewich, al comando da luglio di quest’anno. Secondo Washington, però, è giunta l’ora di un cambiamento, e Whitaker ha ricordato che gli alleati «devono rispettare gli obblighi» sanciti dal vertice dell’Aia, ovvero «investire nella difesa, rafforzare la cooperazioni industriale, rafforzare la resilienza e proteggere la coesione».
Dopo il disimpegno nella fornitura di aiuti militari all’Ucraina e il ritiro di quasi 1.000 dei propri militari dislocati in Europa orientale – metà del contingente di stanza in Romania – l’importante annuncio dell’alto funzionario americano rappresenta solo l’ultimo atto (finora) del “Pivot to Asia”, la politica statunitense avviata nel 2011 dall’amministrazione Obama il cui scopo è un riequilibrio strategico degli interessi americani da Europa, Medio Oriente e Nordafrica verso l’Asia orientale e l’Indo-Pacifico attraverso un disimpegno generale di uomini e risorse dai primi e la loro ridestinazione alle basi nel Pacifico, allo scopo di fronteggiare l’ascesa di Cina e Corea del Nord – le quali nell’ultimo decennio hanno preso il posto della Russia nelle preoccupazioni egemoniche di Washington.
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