Nel contenzioso fra il gruppo russo dei fertilizzanti Eurochem e l’italiana Maire (tramite la controllata Tecnimont) non c’è solo un cantiere in Russia e una serie di contratti contestati. In gioco ci sono i rapporti economici tra Italia e Russia nell’era delle sanzioni, il ruolo dei fertilizzanti come bene strategico per la sicurezza alimentare globale e l’uso sempre più frequente dei tribunali e dei sistemi bancari come strumenti di pressione politica ed economica.
Mentre la guerra in Ucraina continua a ridisegnare i flussi commerciali, Eurochem North-West-2 – la società di progetto russa – ha inviato lettere ufficiali a 16 banche italiane chiedendo il congelamento dei fondi e la sospensione di qualsiasi pagamento in favore di Tecnimont S.p.A. e della controllata russa MT RUSSIYA LLC. Parallelamente, le azioni legali avviate in Russia, per un importo che sfiora i 2 miliardi di euro, vengono descritte da osservatori finanziari come potenzialmente in grado di mettere sotto forte pressione l’equilibrio del gruppo Maire, con richieste di risarcimento paragonabili alla sua stessa capitalizzazione di Borsa.
Caso Eurochem-Maire: i numeri
Guardando ai principali numeri, Maire presenta una capitalizzazione di circa 2,1 miliardi di euro, un flusso di cassa disponibile nell’ordine dei 340 milioni e un indebitamento complessivo che supera il miliardo. Se i giudici russi dovessero riconoscere integralmente le richieste avanzate da Eurochem, il gruppo potrebbe trovarsi esposto a una forma di insolvenza tecnica e a pressioni immediate sul fronte del debito.
Il tutto mentre Maire continua ad operare sui mercati internazionali: la controllata NextChem ha ottenuto di recente nuove linee di credito per oltre 130 milioni di euro e il gruppo ha approvato un’emissione obbligazionaria fino a 300 milioni. È questo intreccio fra contenzioso potenzialmente enorme e attività finanziaria ordinaria a generare inquietudine tra investitori e creditori.
Eurochem-Maire: l’origine della controversia
Il cuore della controversia è il progetto Eurochem North-West-2 (EKhSZ-2), un grande impianto per la produzione di ammoniaca e urea a Kingisepp, nella regione di Leningrado. L’opera è pensata come uno dei maggiori complessi di fertilizzanti azotati in Russia, con l’obiettivo di immettere sul mercato mondiale nuove quantità significative di ammoniaca e urea in un periodo di forte instabilità dei prezzi.
Il progetto parte nel 2020. Nel giugno di quello stesso anno Eurochem individua come appaltatori l’italiana Tecnimont S.p.A. e la sua “figlia” russa MT RUSSIYA LLC. Ognuna firma un contratto distinto con il committente, mentre la holding Maire S.p.A. assume il ruolo di garante. I contratti hanno un prezzo fisso e una data di completamento garantita: il 16 settembre 2023.
Secondo la versione di Eurochem North-West-2, già dall’autunno 2021 il committente comincia a segnalare per iscritto ritardi importanti. Quando nel maggio 2022 i contraenti sospendono unilateralmente i lavori invocando le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia e contro un oligarca russo considerato indirettamente proprietario di Eurochem. Lo stato di avanzamento era fermo intorno al 25%. Sempre secondo Eurochem, Tecnimont e MT RUSSIYA avevano cercato più volte di ottenere un aumento del prezzo contrattuale e una proroga delle scadenze, richieste respinte e interpretate come il segno di una difficoltà strutturale a portare a termine l’opera nei tempi e nei costi previsti.
Sulla base di questa versione, Eurochem North-West-2 quantifica le proprie richieste in 202,7 miliardi di rubli: anticipi non guadagnati, interessi sull’uso di fondi altrui e danni derivanti dalla risoluzione dei contratti.
Sequestri, lettere e “controsanzioni”
Un elemento centrale è il ruolo del tribunale arbitrale di Mosca. Il collegio ha già concesso misure cautelari, ordinando il sequestro di fondi, crediti futuri e beni mobili e immobili riconducibili a Tecnimont e MT RUSSIYA fino a 9,5 miliardi di rubli. Proprio a partire da questo provvedimento, Eurochem North-West-2 ha scritto alle banche italiane chiedendo di sospendere pagamenti e movimenti sui conti dei due soggetti fino a concorrenza dell’importo congelato.
Le lettere sono state inviate a un gruppo di istituti che comprende Banca Akros, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM, Bank ABC, BdM Banca, BNL BNP Paribas, BNP Paribas, BPER Corporate & Investment Banking, BRED Banque Populaire, Cassa Depositi e Prestiti, Crédit Agricole Corporate & Investment Banking, Equita SIM, Intesa Sanpaolo (divisione IMI CIB), Mediocredito Centrale, MPS Capital Services, PKF Attest Capital Markets S.V. e UniCredit.
Eurochem sostiene di aver ritenuto doveroso informare le banche dei rischi legati alla cooperazione con queste controparti, affermando che la sospensione dei pagamenti sarebbe il modo più efficace per tutelare i propri interessi e impedire la dispersione di beni che potrebbero essere sottoposti ad azioni esecutive in diverse giurisdizioni. In pratica, una “intimazione” che somiglia molto a una “controsanzione”.
Parallelamente al procedimento di Mosca, Eurochem North-West-2 ha presentato un ricorso separato contro la capogruppo Maire S.p.A. presso la Corte Arbitrale di San Pietroburgo e della Regione di Leningrado. L’importo richiesto è di circa 202,97 miliardi di rubli. La tesi è che, essendo Maire garante dei contratti, la società russa possa tentare di rivalersi sugli attivi dell’intero gruppo, anche al di fuori della Russia.
La situazione si è ulteriormente complicata il 30 ottobre scorso, quando MT RUSSIYA ha comunicato al committente la cessione dei propri diritti di credito relativi al progetto a Tecnimont S.p.A. Eurochem interpreta questa operazione come un tentativo di sottrarre i crediti alla giurisdizione russa e ha annunciato l’intenzione di contestare la cessione in tribunale.
Il possibile intervento della CONSOB
Un altro capitolo riguarda il possibile intervento della CONSOB, l’autorità di vigilanza sul mercato finanziario italiano. Di fronte a una causa che può generare passività per un importo vicino ai 2 miliardi e che si sviluppa mentre il gruppo continua a raccogliere finanziamenti, è inevitabile che ci si interroghi sul grado di trasparenza con cui il rischio legale viene rappresentato agli investitori.
L’attenzione potrebbe concentrarsi soprattutto sul 2025, quando Maire ha ampliato il proprio indebitamento attraverso nuovi prestiti e obbligazioni. La storia recente offre più di un esempio di grandi società crollate dopo aver sottovalutato o comunicato in ritardo rischi giudiziari rilevanti. Nel caso di Maire, il confronto fra la liquidità disponibile (poco più di trecento milioni) e l’importo delle richieste in Russia suggerisce che non si tratti di un contenzioso marginale, ma di una questione che tocca la solidità complessiva del gruppo.
Fertilizzanti, Sud globale e prezzi del cibo
La controversia non va letta solo in chiave di rapporti bilaterali Italia–Russia. Ammoniaca e urea sono al centro della produzione di fertilizzanti azotati utilizzati ovunque: dalle risaie del Sud-Est asiatico alle piantagioni di palma da olio, fino ai campi di cereali e alle colture intensive in India, Brasile e in numerosi Paesi africani.
Analisi condotte da organismi come l’International Food Policy Research Institute e la Banca Mondiale sottolineano come, dopo i picchi del 2022, i prezzi di cibo e fertilizzanti siano sì scesi, ma restino più alti rispetto alle medie del passato. Il sistema è ancora estremamente vulnerabile: nuovi shock geopolitici o difficoltà logistiche possono far risalire rapidamente le quotazioni.
In molte economie del Sud globale, gli agricoltori devono già fare i conti con aumenti dei costi, impatti climatici e bilanci familiari sotto pressione. Se i fertilizzanti diventano più cari o difficili da reperire, spesso la risposta è ridurre le quantità utilizzate: si abbassano le rese, cala il reddito agricolo e cresce il rischio di insicurezza alimentare.
In teoria, grandi impianti come quello di Kingisepp dovrebbero contribuire a stabilizzare l’offerta. Se però restano incompiuti, vengono ridimensionati o si incagliano in dispute legali di lunga durata, alimentano invece l’incertezza su quanta capacità produttiva effettiva entrerà davvero in funzione. Anche Paesi relativamente attrezzati come l’India, che combina grande produzione interna e ricorso alle importazioni, devono tener conto di queste variabili quando programmano sussidi, scorte e flussi di importazione.
Implicazioni per l’Italia e l’Europa nel caso Eurochem-Maire
Il caso Eurochem-Maire è un esempio concreto di come i confini tra economia e geopolitica si stiano assottigliando. Un contenzioso su un impianto chimico in Russia coinvolge tribunali russi, banche italiane, un’autorità di vigilanza di un Paese dell’Unione europea e, sullo sfondo, mercati agricoli che si estendono dal Mediterraneo al Sud-est asiatico.
Per le imprese italiane, il messaggio è chiaro: progetti di grandi dimensioni in Paesi sottoposti a sanzioni o fortemente polarizzati sul piano politico non possono più essere considerati “semplice business”. Occorre valutare il rischio giuridico, reputazionale e finanziario in modo diverso rispetto al passato, sapendo che una decisione di un tribunale straniero può riflettersi su conti correnti, finanziamenti, rating e accesso al credito.
Per l’Italia e per l’Unione europea, la vicenda solleva interrogativi di fondo. Come proteggere i propri campioni industriali senza indebolire la coerenza del regime sanzionatorio? Come conciliare l’esigenza di comprimere le entrate russe con la necessità di garantire fertilizzanti a prezzi sostenibili per i propri agricoltori e per quelli dei Paesi più fragili?
Quale che sarà la decisione dei giudici di Mosca, una cosa è già evidente: non è soltanto il bilancio di Maire a essere in gioco, ma il modo in cui le imprese italiane ed europee potranno – o non potranno più – partecipare ai grandi progetti industriali collocati lungo le nuove linee di frattura geopolitica del mondo. Alla luce del processo diplomatico in corso per la risoluzione del conflitto in Ucraina, resta centrale il tema delle sanzioni, del loro alleggerimento e del destino di progetti multimiliardari rimasti congelati nel corso degli anni, con ripercussioni economico-finanziarie di livello mondiale.
Daniele Dell’Orco
