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Si allarga la spaccatura tutta interna alla compagine di governo argentina tra la vicepresidente Victoria Villarruel e Javier Milei.

Le accuse di mire presidenziali contro Victoria Villarruel

L’ultimo episodio ha visto Villarruel subire l’attacco in particolare di Luis Alfonso Petri, deputato della destra libertaria proveniente, però, dalle file del radicalismo progressista argentino, compagine con cui è stato ministro della difesa fra il 2023 e 2025. Petri ha accusato espressamente Villarruel di essere funzionale all’opposizione governativa, aver scommesso sul fallimento dell’attuale esecutivo e di mirare alla successione presidenziale.

Affermazioni dure, sommate alle accuse di “golpismo” giunte dalla Casa Rosada, cui Villarruel si è difesa sottolineando la sua condotta istituzionale e criticando l’ex ministro della difesa per i bassi salari che caratterizzano il settore militare argentino, oltre che la mala gestione dell’IOSFA, l’ente assistenziale per le famiglie dei militari.

Non c’è dubbio che l’ultima frizione fra Villarruel e l’esecutivo libertario compone un ulteriore pezzo del puzzle che disegna la rottura fra la vicepresidente e il leader anarco-capitalista argentino.

Villaruel candidata nel 2027? Quali sono le possibilità

Con tale ultimo scontro aumentano certamente le possibilità che possa prendere forma una candidatura di Villarruel alle elezioni presidenziali del 2027, presentandosi come la referente politica di una destra nazional-conservatrice ben distinta dall’ultra-liberalismo, anche in termini economici, di Javier Milei.

Il “corteggiamento” dei peronisti

Le possibili convergenze della vicepresidente con alcune figure della destra peronista sono molteplici (ne avevamo parlato qui). C’è in particolare quella di Guillermo Moreno, in rotta con gli attuali vertici del Partido Justicialista provenienti dall’area progressista (come l’economista socialdemocratico Axel Kicillof).

Ad oggi Moreno non ha smesso di desiderare un’”integrazione” di Villarruel all’interno del blocco peronista. Al di là, però, di tali simpatie dichiaratamente espresse e di messaggi inviati in passato da parte della vicepresidente alle componenti conservatrici del peronismo (come l’incontro fra Villarruel e Isabel Peron), Villarruel potrebbe canalizzare un consenso di blocchi sociali che ancora detengono un certo peso all’interno della società argentina.

Chi potrebbe sostenere Villarruel? La nostra analisi

A nutrire simpatie per la vicepresidente argentina c’è, in primis, il mondo militare. Al di là di dichiarazioni istituzionali determinate dal contesto, Milei non ha mai detenuto una particolare vicinanza alle forze armate argentine, a differenza dell’attuale vicepresidente, che proviene da una famiglia militare ed è figlia di un veterano della guerra delle Malvinas.

C’è poi la Chiesa cattolica argentina, che condividerebbe certamente maggiori istanze unitarie con il conservatorismo sociale di Villarruel che non con le posizioni ultraliberiste di Milei. Infine, ma non di minore importanza, quel settore imprenditoriale e produttivo che non sta gradendo le politiche governative di liberalizzazione del mercato argentino e di implementazione delle importazioni a scapito della produzione nazionale. Negli ultimi mesi Villarruel ha implementato i suoi viaggi per le province argentine, sottolineando la necessità di riprendere a dare respiro alla produzione nazionale. Non è affatto escluso che in questi viaggi la politica conservatrice non abbia sondato, quanto meno, il consenso dell’Argentina delle province attorno alla sua figura.

La posizione di Villarruel in politica estera

Nonostante le divergenze fra Villarruel e Milei, vi è da chiedersi se un possibile governo dell’attuale vicepresidente, permeato del suo nazionalismo conservatore, possa andare anche a configurare un posizionamento distinto dell’Argentina nel quadro geopolitico attuale.

Se l’attuale presidente libertario ha seguito sino ad oggi una traiettoria di politica internazionale ben allineata all’asse occidentale, va detto che le posizioni di smarcamento da parte di Villarruel sono state rare. Villarruel, ad esempio, non ha affatto criticato le ingerenze sulla sovranità nazionale di determinati paesi latino-americani compiute recentemente dagli Stati Uniti di Donald Trump.

La vicepresidente, al contrario ha commentato positivamente la cattura di Maduro dello scorso 3 gennaio e non ha minimamente preso posizione contro gli inasprimenti dell’embargo statunitense nei confronti di Cuba, a differenza anche di quanto, invece, è stato fatto in passato da figure storiche del nazionalismo argentino, come Seineldín.

Inoltre, la rivendicazione di un maggiore protagonismo internazionale argentino e della propria sovranità internazionale è sempre stata proposta all’interno dell’opposizione all’”imperialismo comunista” della Cina, senza mai toccare il tema politico della dipendenza argentina verso l’anglosfera. Villarruel si pone dunque distante (almeno per il momento) dall’idea di equidistanza dagli imperialismi insita nel nazionalismo peronista e non si intravedono all’orizzonte cambi drastici nel corso geopolitico del Paese del Cono Sud.

Matteo Boniello