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Nella recente sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno posto il veto su una proposta di cessate il fuoco umanitario nella Striscia di Gaza. Il voto ha registrato tredici paesi favorevoli, un’astensione (Regno Unito) e un voto contrario, determinando il fallimento della risoluzione presentata dagli Emirati Arabi Uniti, sostenuta da altri 97 paesi.

Le motivazioni degli Stati Uniti

Il vice ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Robert Wood, ha dichiarato che «nonostante il forte sostegno degli Stati Uniti a una pace duratura tra israeliani e palestinesi» il Paese si oppone alle richieste di un immediato cessate il fuoco. Wood ha sottolineato la preoccupazione che tale mossa «potrebbe gettare i semi di futuri conflitti, poiché Hamas non mostra alcun interesse per una pace duratura o una soluzione a due Stati».

La fine della tregua riduce gli aiuti a Gaza

Nel contesto della crisi umanitaria persistente a Gaza, giovedì sono giunti nella regione solo sessantanove camion di aiuti, notevolmente meno rispetto alla media di circa duecento al giorno durante la tregua. Martin Griffiths, responsabile umanitario delle Nazioni Unite, ha lanciato l’allarme, affermando che il programma di assistenza delle agenzie dell’ONU a Gaza è «ormai inattivo».

Il vice ambasciatore americano ha sottolineato la volontà di «proteggere i civili mentre Israele persegue obiettivi militari legittimi». Ha poi concluso, affermando che «gli Stati Uniti non rinunceranno a un futuro in cui Hamas non controlli Gaza, poiché questa situazione è insostenibile per la sicurezza di Israele, della regione e per il benessere del popolo palestinese».

Nel mentre la complessità della situazione si accentua per i circa due milioni di sfollati interni causati dal conflitto. Con le recenti evacuazioni ordinate nell’area di Khan Younis, l’intera comunità di Gaza si avvicina al confine con l’Egitto, alimentando ulteriori problematiche umanitarie.