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«Non posso parlare di una terza guerra mondiale, ma di un grande scontro. Quanto siamo vicini? Non più di tre o quattro mesi». È questa la previsione di un preoccupato Alexander Vucic, presidente della Repubblica serbo, intervistato dal settimanale svizzero Die Weltwoche.

Le previsioni del presidente serbo

«Ho un approccio diverso da quello di molti altri politici più grandi e importanti – ha esordito Vucic, ex primo ministro della Serbia ed oggi presidente della Repubblica – perché io vorrei vedere la pace, mentre gli altri vorrebbero vedere la vittoria di una parte o dell’altra».

«Se si vuole vedere la pace – ha proseguito Vucic – allora si può facilmente scorgere tutti i problemi che abbiamo di fronte. A mio avviso, le cose stanno peggiorando di giorno in giorno».

Il capo di Stato serbo attribuisce le responsabilità della situazione in Ucraina, a suo dire arrivata «all’oscuro punto finale», ai leader delle grandi potenze. E nota, nella situazione ucraina, diverse analogie con la storia recente del suo Paese.

L’Ucraina e il paragone con la Serbia

«Condanno l’intrusione russa nel territorio ucraino – dice Vucic al giornalista del Weltwoche – ma la questione è molto più complessa. Cosa hanno fatto le potenze occidentali alla Serbia nel 1999 e nel 2008? Non ci sono risposte a questa domanda».

Durante uno dei suoi ultimi interventi sul tema, Putin ha citato il precedente del Kosovo per legittimare l’azione militare in Ucraina: la volontà di fermare il genocidio della popolazione filo-russa nel Donbass sarebbe analoga a quanto fatto nel 1999 dalla Nato, che bombardò la Serbia affermando che l’intervento serviva ad evitare un genocidio.

«La mia domanda – dice ancora Vucic – è: perché non sono stati così severi quando c’è stata una situazione simile in Serbia? Doppi standard, doppi standard, tattiche di diversione. Non c’è dubbio».

Gli sforzi per la pace

Negli oltre 40 minuti di intervista, il presidente serbo torna più volte sul tema della pace: un obiettivo, secondo Vucic, per il quale le grandi potenze occidentali non starebbero facendo abbastanza.

«Tutti parlano solo di guerra. Nessuno vuole raggiungere la pace, nessuno parla di pace. La pace è quasi diventata una parola proibita. Si dice che dobbiamo vincere per assicurarci la pace futura. Trovo molto strano che nessuno cerchi di porre fine alla guerra».

In questa direzione sembrano essere andati anche i recenti lavori del G7: l’intesa raggiunta tra i leader dei paesi partecipanti, fortemente voluta dagli Stati Uniti, ha stabilito lo stanziamento di un prestito da più di 50 miliardi di euro all’Ucraina per finanziare la resistenza militare e la ricostruzione delle infrastrutture energetiche del paese.

Il prestito verrà finanziato attraverso i beni “congelati” alla Russia in conseguenza delle sanzioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Una decisione che ha inasprito ancora di più la posizione di Vladimir Putin, che ha definito il congelamento dei beni russi «un furto che non rimarrà impunito».

Le motivazioni dell’Occidente secondo Vucic

Proseguendo sul tema della guerra in Ucraina, Vucic ha provato ad analizzare le strategie messe in campo fino ad ora dall’Occidente.

«Capisco che l’Occidente crede di poter vincere facilmente contro Putin – dice il presidente serbo – vogliono sfiancarlo in Ucraina. Poi, si pensa, Putin sarà rovesciato e così via. Forse è possibile, ma la pressione è sufficiente per distruggere la Russia e rovesciare Putin? Non credo. Non posso dire che l’Occidente si stia sopravvalutando, ma credo che la Russia e Putin siano sottovalutati».

Le prospettive per i paesi della NATO

Il presidente serbo ha poi voluto soffermarsi sul ruolo dei paesi europei nella Nato e su quelle che, secondo lui, sono le reali esigenze dei popoli europei.

«Nell’Europa di oggi, tutti si comportano come grandi eroi – ha detto Vucic – ma non hanno detto ai loro popoli che pagheranno un prezzo molto alto. Dovrebbero fare assolutamente di tutto per fermare qualsiasi tipo di volontà di guerra. Ma alla fine la gente pensa ai propri interessi».

Particolarmente attivo sul fronte dell’intervento militare in Ucraina da parte dei paesi europei si è mostrato, nell’ultimo periodo, il presidente francese Emmanuel Macron. «Capisco perché voglia inviare truppe Nato in Ucraina – dice Vucic nell’intervista – probabilmente la sua idea è che è meglio affrontare la Russia sul suolo ucraino che su quello europeo o centroeuropeo, se necessario».

«I tedeschi – continua il presidente serbo – hanno lo stesso approccio, con alcune differenze. Ma prima di dire una cosa del genere penso che dovreste cercare di raggiungere un cessate il fuoco e poi negoziare per dieci, venti, trenta o cinquant’anni, non importa quanto tempo. È meglio di un solo giorno di aspri combattimenti, come quelli che stiamo vivendo oggi».

L’ipotesi di una sconfitta dell’Ucraina

«Gli stati della Nato accetteranno la sconfitta dell’Ucraina?» chiede poi il giornalista del Die Weltwoche.

«Grazie per questa domanda – risponde Vucic -. Perché dico che ci stiamo avvicinando all’abisso? Analizzate la situazione della Nato e degli Stati Uniti. Non possono permettersi di perdere una guerra in Ucraina. La Russia non deve vincere. Le potenze occidentali perderebbero il loro patrimonio politico«.

«In secondo luogo – prosegue – la posizione dell’Europa e dell’Occidente collettivo in termini geopolitici si deteriorerebbe troppo. Terzo, si aprirebbe il vaso di Pandora per ulteriori ostilità contro l’Occidente collettivo in futuro».

L’ipotesi della sconfitta russa

«Ma prendiamo anche l’altro lato – analizza il presidente serbo -. Se Putin perde la guerra, personalmente perderà tutto. E la Russia non esisterebbe più e non sarebbe più organizzata come lo è oggi. Quindi quando entrambe le parti in questa guerra sono così distanti, con i loro desideri, con le loro aspettative, si capisce che tutto è in gioco.

Tutto è in gioco per entrambe le parti. Nessuna delle due può permettersi di perdere. Per questo ho detto pubblicamente, e non l’ho nascosto, che ci stiamo avvicinando a una vera catastrofe».

«Ma questo ci porta a un’altra domanda: chi è disposto a perdere un milione, due milioni, cinque milioni, dieci o quindici milioni di persone? Chiedetevelo. Io non sono disposto a perdere un solo uomo, non parteciperemo».

Il ruolo della Serbia in un ipotetico conflitto allargato

L’approccio pacifista sembra essere il faro delle decisioni per il presidente serbo, che dalla sua parte cita anche ragioni storiche.

«Stiamo preservando la pace, la stabilità e la tranquillità nella regione e nel nostro paese. Faremo del nostro meglio. Dopo tutto, siamo stati uno dei campioni mondiali di guerra nel XX secolo: Prima guerra balcanica, Seconda guerra balcanica, Prima guerra mondiale».

Vucic ha poi citato le vittime serbe della Prima guerra mondiale: «Lo sapevate che abbiamo perso il 29% della nostra popolazione totale? La Serbia è stata la più grande vittima del conflitto e nessuno lo ha mai riconosciuto».

«Dopo tutti questi conflitti – continua il capo di Stato durante l’intervista – il mio grande sogno è mantenere la pace e la stabilità qui, e farò del mio meglio per mantenere il paese sicuro e stabile».

«Per questo sono molto attento, molto prudente in ogni singola dichiarazione che faccio. Non litigo con nessuno, mantengo la pace e basta. Oggi il vocabolario è molto rozzo: è molto duro da tutte le parti, soprattutto da parte europea».