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Il Libano ha un nuovo Primo Ministro designato: il giudice Nawaf Salam, attuale presidente della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja.

La decisione è stata annunciata dal presidente della Repubblica, Joseph Aoun, dopo consultazioni parlamentari. Salam, che si trova all’estero, dovrebbe rientrare a Beirut entro domani per iniziare il processo di formazione del governo.

L’elezione del nuovo primo ministro libanese Salam

Il giudice Salam ha ottenuto il supporto di 85 parlamentari, prevalendo sul rivale Najib Mikati, attuale Primo Ministro ad interim.

La sua nomina rappresenta una svolta nel panorama politico libanese, considerata la sua estraneità alla politica interna fino ad oggi. Una scelta che ha suscitato la reazione, contrariata, di Hezbollah, che ha «espresso riserve» sulla figura di Salam e sulle implicazioni della sua designazione.

La reazione di Hezbollah

Hezbollah, tramite il parlamentare Mohammad Raad, ha chiarito di «non aver sostenuto la nomina» di Nawaf Salam.

Secondo Raad, il blocco “Lealtà alla Resistenza” ritiene che il nuovo governo «debba rispettare i principi della coesistenza e dell’unità nazionale stabiliti dall’accordo del 1989», noto come Accordo di Ta’if, che definisce «l’equilibrio tra le comunità religiose libanesi».

Dal partito di dio arrivano critiche al metodo di selezione, definito «esclusivo e contrario allo spirito di consenso» che dovrebbe guidare la politica libanese. «Chiunque cerchi di formare un governo che contraddice la coesistenza non ha legittimità» ha affermato Raad, ribadendo che la comunità sciita, che rappresenta circa un terzo della popolazione libanese, non è stata adeguatamente coinvolta.

L’estraneità del nuovo primo ministro alla politica libanese

Per Hezbollah, il problema principale con Nawaf Salam è la sua estraneità alla politica locale e la mancanza di legami con le istituzioni e le dinamiche del Paese. «Non conosciamo Nawaf Salam, e nessuno in Libano lo conosce abbastanza da affidargli la carica di Primo Ministro» ha dichiarato Raad.

La nomina di Salam è vista dai suoi sostenitori come un trionfo delle forze politiche opposte a Hezbollah. Mark Daou, parlamentare critico con l’asse della resistenza, ha sottolineato che la nomina di Salam dimostra che «anche esponenti sciiti al di fuori di Hezbollah e del Movimento Amal possono ricoprire cariche importanti», nel rispetto della “carta” libanese.

Un approccio visto dal partito di dio come un tentativo deliberato di isolare i rappresentanti della maggioranza sciita, mettendo a rischio il delicato equilibrio del Paese. Di fatto, allo stato attuale, l’isolamento di Hezbollah nel panorama governativo libanese è compiuto, con l’organizzazione rilegata al mero ruolo di osservatore.