Skip to main content

È il concetto di deterrenza ad accomunare le massicce esercitazioni statunitensi e taiwanesi nell’Oceano Pacifico, quelle russe e iraniane nel Golfo Persico e il programma di ricerca nucleare di Teheran.

La deterrenza è infatti uno degli elementi chiave delle relazioni internazionali: comprendere questo concetto aiuta a interpretare decisioni che altrimenti sembrerebbero troppo aggressive o illogiche: molti Stati, infatti, spesso agiscono non allo scopo di vincere guerre o competizioni di altra natura, ma per evitarle.

La definizione di deterrenza

Per capire come, bisogna innanzitutto comprendere cos’è esattamente la deterrenza: secondo una definizione generica, essa è qualsiasi strategia o tattica messa in atto per scoraggiare un atteggiamento indesiderato di una controparte, convincendola che il costo dell’azione sarebbe superiore a qualsiasi vantaggio ottenuto.

Molto spesso la strategia di deterrenza di un Paese è messa in atto principalmente attraverso lo strumento militare dello Stato e la minaccia del suo utilizzo, ma a sostenere la deterrenza concorrono anche altri strumenti, come quelli di pressione politica ed economica, attraverso l’applicazione (effettiva o potenziale) di sanzioni ad un altro Stato.

Di deterrenza, inoltre, si possono distinguere diverse tipologie:

  • Generale, che ha come scopo mantenere lo status quo internazionale e gli equilibri di potenza dissuadendo un avversario dal tentativo di sfidare lo Stato;
  • Estesa, volta a impedire un attacco contro un soggetto terzo;
  • Diretta, volta a disincentivare un attacco diretto contro il proprio territorio.

Le condizioni necessarie alla deterrenza

Per avere efficacia, la deterrenza deve soddisfare due condizioni, ovvero stabilità e credibilità.

La prima consiste nella capacità di secondo colpo, ovvero la capacità dello Stato di resistere a un eventuale primo attacco mantenendo la capacità di rispondere causando danni almeno equivalenti a quelli subiti – in particolare necessità di dimostrare questo punto è Taipei, che con le sue frequenti esercitazioni deve cercare di fare credere a Pechino di essere in grado non solo di resistere ad un tentativo di invasione, ma di causare ingenti perdite alle Forze Armate cinesi.

La condizione di credibilità, invece, consiste sia nella capacità materiale di attuare la minaccia alla base della deterrenza, sia nella volontà di realizzarla.

Esempi di deterrenza

Facendo alcuni esempi concreti, riguarda la deterrenza generale la presenza di contingenti militari statunitensi in ogni regione del mondo – i quali, oltre ad essere strumento militare, possono all’occorrenza diventare strumento di pressione politica.

A questa si aggiunge la pubblicizzazione delle esercitazioni svolte, al duplice scopo di dimostrare la capacità americana di proiezione della forza (ovvero di poter colpire in ogni parte del globo in caso di necessità) e di rafforzare la condizione di stabilità della deterrenza aumentando la propria capacità di secondo colpo.

1) Il sostegno militare americano a Taiwan

Esempio di deterrenza estesa è, dal punto di vista americano, il supporto militare statunitense a Taiwan per scoraggiare l’aggressività cinese nei confronti dell’isola.

Dal punto di vista taiwanese, il sostegno americano e le massicce e frequenti esercitazioni militari rappresentano invece una forma di deterrenza diretta. Lo stesso vale anche per quanto riguarda le recenti esercitazioni navali congiunte russe e iraniane nel Golfo Persico, volte a scoraggiare nuovi attacchi sul territorio iraniano.

2) Il programma nucleare iraniano

Un altro caso di deterrenza diretta è rappresentato dal programma nucleare iraniano in relazione alle minacce poste da Israele, ad ora unica potenza nucleare del Vicino e Medio Oriente.

Dotandosi a sua volta di un arsenale nucleare, Teheran punta a scoraggiare ulteriori attacchi da parte di Tel Aviv attuando la dottrina della mutua distruzione assicurata, per la quale nessuno dei due Stati inizierebbe una guerra che causerebbe la distruzione certa sia dell’attaccato che dell’attaccante.

Inoltre, è anche grazie alla comprensione del funzionamento della deterrenza che si può, almeno in parte, spiegare quantomeno uno dei motivi che starebbe dietro la durezza di Israele nella risposta a qualsiasi tentativo di aggressione esterna, anche in modo manifestamente sproporzionato.

Questa politica, infatti, è finalizzata anche a mantenere credibile la propria deterrenza, dimostrando sia di essere in grado di resistere ad attacchi anche di grande entità, sia la capacità e la volontà di colpire i propri avversari.