Il 26 ottobre 2025 è la data che vedrà l’Argentina al voto per il rinnovo della Camera dei deputati e metà del Senato e certamente andrà a costituire un appuntamento importante per il governo di Javier Milei. Il Paese del Cono Sud, infatti, è oggi una repubblica federale e presidenziale, in cui non vi è diretto collegamento fra il potere esecutivo e quello legislativo, e, pertanto, si alternano le elezioni politiche per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e le elezioni parlamentari, volte all’elezione del potere legislativo, ove al momento il raggruppamento politico di Milei, La Libertad Avanza, occupa solo otto seggi al Senato e trentotto alla Camera.
Elezioni e situazione politica in Argentina: l’eredità kirchnerista
La situazione ereditata dall’economista anarco-capitalista è quella che vedeva un Paese colpito esponenzialmente dall’inflazione, che nel 2023 aveva raggiunto il tasso di circa il 210% su base annua, e caratterizzato da quasi la metà della popolazione in stato di povertà reale, le riserve della Banca centrale ridotte al minimo storico e una moneta svalutata del 50%.
Tale situazione ha fatto sì che diversi strati della popolazione del Cono Sud si avvicinassero entusiasticamente alla propaganda di Milei e alle sue idee di drastica rottura con l’assistenzialismo iniziato da Carlos Menem e implementato dal kirchnerismo.
L’applicazione ultraliberista di Javier Milei
Dall’insediamento di Milei alla Casa Rosada di Buenos Aires sono state immediatamente messe in pratica le politiche ultraliberiste sostenute dalla coalizione governativa, con il taglio della spesa pubblica del 30%, il licenziamento di 30.000 dipendenti pubblici e il taglio dei sussidi a elettricità, gas e trasporti, senza mettere comunque mano al mastodontico sistema dei “Planes sociales”, di cui avevamo parlato anche in precedenza.
Inoltre, il governo ha nel frattempo approvato un piano per la privatizzazione pressoché totale del sistema economico nazionale e, sul piano dell’ordine pubblico, il ministro della Sicurezza Patricia Bullrich, inoltre, ha presentato un decreto che autorizza le forze di polizia a rimuovere blocchi stradali e interruzioni del traffico, agevolando l’allontanamento di proteste antigovernative.
Le istanze liberiste più draconiane al momento sono state frenate dal parlamento, dove Milei attualmente non ha la maggioranza e deve appoggiarsi ai liberal-conservatori di Macri, ai settori residui del radicalismo e agli indipendenti. Al momento certamente l’inflazione si è abbassata in modo considerevole, scendendo a circa il 34% su base annua, e il deficit fiscale è tornato in positivo, ma al tempo stesso i consumi interni sono stati fortemente ridotti, danneggiando l’industria nazionale, il livello di povertà è aumentato al 53% e la spesa per l’istruzione e la sanità è stata ridotta all’osso.
Elezioni in Argentina: quadro politico e sondaggi elettorali
Gli istituti demoscopici argentini fotografano quadri abbastanza differenti circa le previsioni elettorali. “Opina Argentina” dà in vantaggio la coalizione neo-kirchnerista “Fuerza Patria”, fra il 35 e il 37%, mentre l’ultimo sondaggio di “CB Consultora Opinión Pública” attribuisce il 40,8% a La Libertad Avanza e il 35,4% all’opposizione. Il tutto, comunque, mentre l’istituto “Proyección Consultores” registra un 59,8% di insoddisfatti dell’amministrazione libertaria, contro un 40,2% di porzione della popolazione soddisfatta.
La situazione della nazione latino-americana resta comunque critica e l’inchiesta su un presunto giro di tangenti che arriva a toccare anche la sorella del Presidente, Karina Milei, hanno incrinato il gradimento della popolazione argentina e i risultati delle elezioni provinciali bonaerensi, che hanno visto in settembre la riconferma nel ruolo di governatore dell’economista progressista Axel Kicillof, stanno a dimostrarlo.
Il risultato della vittoria progressista nella provincia di Buenos Aires non è di poco conto, poiché è qui che si concentra il 40% della popolazione. Al tempo stesso l’opposizione, riconfigurata con la nuova coalizione “Fuerza Patria”, rimane spaccata sulla figura che erediterà il ruolo di Cristina Kirchner.
Il peronismo nazionalista e ortodosso resta diviso fra distinte personalità che operano in ordine sparso e, inoltre, tutto in divenire appare il ruolo dell’attuale “Vicepresidenta” Victoria Villaruel, con la sua linea nazional-conservatrice oramai in piena rottura con Milei. Le elezioni di medio termine andranno a costituire, pertanto, un appuntamento importante per il prosieguo politico del governo e del Paese sudamericano in generale.
Matteo Boniello
