Si è concluso in Oman il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran. Entrambe le parti hanno segnalato una disponibilità a esplorare una via diplomatica per ridurre il rischio di un’escalation militare nella regione. Allo stesso tempo, sono emerse con chiarezza alcune linee rosse da entrambe le parti, sulle quali né Washington né Teheran sembrano disposte a fare concessioni significative.
Vertice Iran-USA: di cosa si è discusso in Oman
In vista del ciclo di incontri nella capitale omanita, i mediatori di Qatar, Turchia ed Egitto hanno presentato a Stati Uniti e Iran un quadro di principi da porre al centro dei negoziati. Tra i punti principali della proposta figurano un impegno dell’Iran a limitare in modo sostanziale l’arricchimento dell’uranio nel proprio programma nucleare, nonché l’introduzione di restrizioni sull’impiego dei missili balistici e sul supporto ad attori parastatali nella regione.
La cornice negoziale prevede inoltre il trasferimento dell’attuale scorta iraniana di uranio arricchito verso un paese terzo. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe inoltre al vaglio la proposta di un possibile accordo di non aggressione tra Iran e Stati Uniti, insieme alla richiesta di ridurre le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina.
Vertice Iran-USA: la posizione iraniana
Al termine del primo round di colloqui, la delegazione iraniana ha ribadito che il diritto ad arricchire l’uranio sul proprio territorio non è negoziabile e che Teheran non accetterebbe il trasferimento della propria tecnologia nucleare verso paesi terzi. L’ipotesi di compromesso più realistica consisterebbe in una sospensione temporanea di questo processo per un numero definito di anni. In cambio, l’Iran chiede un alleggerimento del regime sanzionatorio e l’istituzione di un nuovo meccanismo di ispezioni presso i suoi siti nucleari.
I colloqui indiretti sembrano essersi concentrati prevalentemente sul dossier nucleare, mentre il programma missilistico balistico e il sostegno iraniano alle reti di alleati e gruppi armati nella regione non sarebbero stati affrontati in modo sostanziale. Su questi temi, Teheran appare ancora meno incline a fare concessioni, considerandoli elementi centrali della propria dottrina di sicurezza, in un contesto di crescente pressione militare.
Iran enters diplomacy with open eyes and a steady memory of the past year.
We engage in good faith and stand firm on our rights.Commitments need to be honored. Equal standing, mutual respect and mutual interest are not rhetoric—they are a must and the pillars of a durable…
— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) February 6, 2026
Il programma nucleare iraniano: cosa è cambiato dopo la guerra dei dodici giorni
L’idea che il dossier nucleare rappresenti il terreno più favorevole per un’eventuale intesa tra Teheran e Washington trova ulteriore conferma in analisi basate su immagini satellitari del territorio iraniano, esaminate da esperti del New York Times. Da queste emerge come l’Iran abbia adottato un approccio selettivo nella ricostruzione delle infrastrutture danneggiate durante la guerra dei dodici giorni.
Le installazioni legate ai missili balistici sono state riparate rapidamente e in molti casi risultano già nuovamente operative, segnalando la volontà di Teheran di rafforzare in tempi brevi la propria capacità di deterrenza militare. Al contrario, nei principali impianti nucleari i lavori procedono a rilento e in modo poco visibile, senza indicazioni chiare di una piena ripresa dell’arricchimento dell’uranio. Ne emerge un quadro in cui l’Iran, nel breve termine, rafforza in modo prioritario la propria capacità missilistica usandola come leva di deterrenza, mentre mantiene il dossier nucleare in una zona volutamente ambigua.
Nonostante l’apertura al dialogo, la diffidenza tra Stati Uniti e Iran resta profonda. Il sostegno americano agli attacchi israeliani dello scorso giugno, avvenuti alla vigilia di un round negoziale tra le parti, continua ad alimentare il sospetto iraniano che Washington utilizzi il canale diplomatico come copertura per una possibile nuova azione militare.
Gabriele Massano
