Il caso delle coordinate della portaerei Charles de Gaulle pubblicate su Strava spiega come i social siano oggi una fonte importante di informazioni d’intelligence. Abbiamo voluto approfondire il tema in questo approfondimento.
Il caso della portaerei su Strava: riservatezza e protezione delle informazioni sensibili nel mondo social
Il mondo dei social costituisce un formidabile strumento di acquisizione delle informazioni nelle mani degli operatori OSINT (open source intelligence), che attinge da fonti aperte, cioè accessibili al pubblico, come giornali, riviste e, appunto, internet e social media.
Quello dell’OSINT è solo uno degli ambiti dell’intelligence, ma anche il più largamente utilizzato dai servizi d’informazione di tutto il mondo, soprattutto dopo l’avvento di internet e dei social in particolare.
Infatti è proprio grazie ad un allenamento (corredato di traccia GPS) pubblicato sulla piattaforma Strava da parte di un marinaio francese imbarcato sulla Charles de Gaulle che è stato possibile localizzare, con precisione quasi chirurgica, la portaerei a propulsione nucleare diretta in Medio Oriente.
Non una breccia informatica, non un infiltrato né un delatore ai piani alti degli Stati Maggiori della Difesa di Parigi, ma un semplice post di un membro dell’equipaggio ha portato a un risultato non ancora raggiunto dai satelliti di altri Stati: rompere il velo di segretezza sulla posizione della nave ammiraglia della Marina Militare francese, nonché l’unica portaerei del Paese.
Cosa ci insegna il caso della portaerei su Strava: i social come rischio concreto per la sicurezza
Questo caso tuttavia, per quanto eclatante, non rappresenta una novità: nel corso degli anni, infatti, è già successo che le tracce GPS degli allenamenti pubblicati su Strava dal personale militare occidentale – soprattutto statunitense – di stanza nelle basi afghane, irachene e siriane abbiano rivelato con esattezza posizione, perimetro e dimensione delle installazioni militari, rendendo note al pubblico globale informazioni che gruppi avversari (come lo Stato Islamico o le milizie talebane) e agenzie d’intelligence straniere avrebbero pagato caro – o ucciso – per ottenere.
Problemi simili si sono trovate ad affrontare Mosca e Kiev in materia di OPSEC (o sicurezza operativa, il principio di protezione di informazioni sensibili, critiche o apparentemente innocue dagli avversari) nelle prime fasi del conflitto, quando l’una e l’altra parte sono state in grado, proprio grazie a foto e video pubblicati, di identificare e geolocalizzare con precisione attività, infrastrutture, posizioni, unità, mezzi ed equipaggiamenti nemici, con risvolti pratici tutt’altro che trascurabili.
Per fare un ulteriore esempio, in questi ultimi giorni hanno avuto un ruolo rilevante foto, video e resoconti diffusi dal personale delle basi militari statunitensi nei Paesi del Golfo durante e dopo gli attacchi iraniani, fornendo a Teheran importanti riscontri sulla precisione dei propri bombardamenti, oltre a confermare quali obiettivi siano stati colpiti, quali risorse siano state distrutte e quali no, permettendo alle Forze Armate iraniane di migliorare la propria precisione negli attacchi successivi e permettendo una pianificazione migliore, non sprecando risorse per colpire gli obiettivi già danneggiati e concentrando le forze su quelli ancora integri.
Strava e i social: un problema, una sfida, ma anche una risorsa
Una lezione che, nonostante compresa da anni, fatica ancora ad essere messa in pratica da diversi Paesi i quali, sebbene siano in grado di sfruttare questo fenomeno a proprio favore (basti pensare che alcuni attentati terroristici sono stati sventati proprio perché gli autori avevano reso note le loro intenzioni in community e forum accessibili al pubblico) non sono ancora in grado di garantire un livello adeguato di prevenzione e protezione in tal senso.
Il caso della Charles de Gaulle, quindi, rappresenta solo l’ultima delle dimostrazioni di quanto sia utile il mondo social per l’intelligence e, contemporaneamente, dell’esistenza e dell’importanza di un problema che rappresenta la sfida principale del controspionaggio e della sicurezza nazionale di oggi e del prossimo futuro.
