Skip to main content

Nuova polemica nelle scorse settimane per il governo argentino di Javier Milei, questa volta sotto l’attacco di Mauricio Macri. L’ex presidente, infatti, ha diffuso un documento che è venuto a marcare una distanza nella condotta e nella pratica di governo con il leader de “La Libertad Avanza”.

Il documento dell’ex presidente Macri che prende le distanze da Milei

Il documento, reso pubblico attraverso i profili social di “Propuesta Republicana”, creatura politica di Macri dal 2008, pone il focus sulla necessità di un rilancio dell’azione pubblica dello Stato, relativamente al miglioramento dei trasporti interni e all’implementazione di strutture sociali fondamentali come scuole e ospedali.

Tale documento sottolinea sì la postura del “pro” a lato del cambiamento che sta portando avanti l’esecutivo di Milei, in contrasto con i governi kirchneristi che avevano preceduto l’attuale esecutivo libertario. Al tempo stesso, però, l’ex presidente ha rimarcato che l’aver posto ordine nella bilancia dei pagamenti, traguardo sbandierato dal governo, non cancella la realtà concreta e quotidiana, composta da quote importanti di popolazione che fatica a sbarcare il lunario.

Inoltre, non è possibile non soffermarsi sulla parola utilizzata nel testo, “superbia”, indirizzata a coloro che dall’interno del governo stanno trainando tale processo politico. Il riferimento pare diretto a quanto accaduto recentemente attorno alla figura del capo di gabinetto di Milei, Mauel Adorni, al centro di un’inchiesta per un presunto arricchimento indebito. A prescindere dalla polemica di Mauricio Macri, gli scandali che stanno toccando l’attuale compagine governativa argentina dimostrano che, in ogni caso, il fenomeno della corruzione risulta ben più ampio della vicenda che ha riguardato nel recente passato Cristina Kirchner.

Gli obiettivi di Mauricio Macri

Al momento, nonostante le esternazioni dell’ex presidente argentino, non sembra esserci comunque l’intenzione di portare avanti una rottura ufficiale con Milei e “La Libertad Avanza”. Per quanto, però, una parte significativa di “Propuesta Republicana” continua a sostenere gli aspetti chiave del programma economico di Javier Milei, attorno alla cerchia ristretta di Macri si è delineato un altro tipo di quesito e dibattito: sino a quale punto sostenere il governo senza perdere la propria identità politica di destra liberal-conservatrice, identificata con la difesa delle istituzioni repubblicane? Con tale azione, l’ex presidente argentino ha inteso marcare certamente una differenza rispetto al libertarismo di Milei, anche nella programmazione di asset sociali importanti, come scuole ed ospedali, in un momento in cui, dopo una certa stabilità dei conti pubblici raggiunta, l’attuale esecutivo sta affrontando anche altre tensioni politiche.

Le fratture oramai consolidate all’interno del governo Milei

Al di là della spaccatura, oramai consolidata, con Victoria Villaruel, referente politico attuale del mondo nazional-conservatore, ad oggi l’attuale compagine governativa sembra aver allontanato da sé anche quei settori dell’opposizione parlamentare che, da quando il governo Milei è entrato in carica, erano apparsi maggiormente propensi al dialogo.

Su tutti, certamente, può essere inserita la figura di Miguel Angel Pichetto, storico dirigente politico della nazione del Cono Sud, che tutt’ora si definisce “peronista” pur avendo da tempo abbracciato l’idea di uno sviluppo capitalistico e mercatistico dell’Argentina, lontano dalle istanze corporative che permeavano il movimento peronista.

Pichetto tuttavia ha recentemente criticato le politiche ultra-liberiste del governo di Javier Milei, sottolineando aspetti cruciali come la perdita di potere d’acquisto dei salari e la perdita di posti di lavoro, ponendo il focus su come il modello socio-economico libertario preveda una concentrazione della ricchezza nelle mani di una percentuale ristretta della popolazione.

L’insofferenza di Pichetto, che in passato era stato anche alleato politico di Mauricio Macri e candidato alla vicepresidenza nel 2019, alle politiche di Milei è tale per cui il dirigente politico argentino avrebbe espresso il desiderio di assistere alla ricostituzione di una sorta di “unità peronista”: un’eventualità ad oggi decisamente improbabile, dato il frastagliamento del movimento peronista in mille rivoli non comunicanti fra loro e una dirigenza che da tempo si è allontanata dall’impostazione dottrinaria originaria. Il malessere di una figura centrale come Miguel Angel Pichetto, dunque, resta quantomeno indicativa dell’insofferenza di alcune frange politiche alle proposte dell’attuale esecutivo libertario.

Matteo Boniello