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È notizia di questa estate l’ingresso ufficiale di Santiago Cúneo nei ranghi del “Partido Justicialista” (PJ) argentino. Cúneo, che da sempre fa parte della frastagliata galassia del nazionalismo peronista ortodosso, ha espresso la sua volontà di candidarsi a governatore della
provincia bonaerense con il PJ, in passato avversario di  Cúneo per via della deriva progressista assunta dal partito e dai governi Kirchner in particolare.

L’iscrizione di Cúneo al Partido Justicialista

Il giornalista dell’emittente argentina “Canal 22 Web” e capo politico del “Movimiento Democrático Confederal Argentino” infatti, politicamente è sempre appartenuto a piccole formazioni che si rifacevano al nazionalismo peronista ed è anche stato negli anni ’90 del secolo scorso fondatore del “Modin”, formazione politica che esprimeva le istanze degli ufficiali nazionalisti partecipi alle sollevazioni “Carapintadas” sotto i governi di Raúl Alfonsin e Carlos Menem.

Il sostegno a Kicillof

La figura cui si pone a sostegno Cúneo è quella di Axel Kicillof, attuale governatore della provincia di Buenos Aires e intenzionato a essere l’uomo di punta del PJ alle prossime elezioni nazionali del 2027, su tutti contro Milei. Cúneo, infatti, sta sostenendo Kicillof contro Máximo Kirchner, figlio di Cristina, in quanto visto come la figura che possa da un lato combattere la deriva progressista del Partido Justicialista, accelerata dal kirchnerismo, e dall’altro porsi a capo di una coalizione di difesa della sovranità nazionale dello Stato argentino contro le politiche ultra-liberiste di Javier Milei.

Kicillof, da parte sua, è probabile che con l’ingresso di Cúneo coltivi la speranza di ampliare la base elettorale contro la coalizione di Milei, e, pertanto, anche l’ingresso di figure della destra peronista, con una fortissima impronta nazionalista, non è un’azione affatto esclusa. Cúneo, con questa mossa, molto probabilmente ha inteso sfruttare l’ampio spazio politico ed elettorale del Partido Justicialista per portare avanti la sua agenda di riforma confederale dell’Argentina, eliminando la centralizzazione di Buenos Aires, e di indebolire la componente kirchnerista del peronismo.

Il campo nazionalista ancora più diviso

La scelta di Cúneo non va certo nella direzione di un’unione della galassia della destra nazionalista argentina, che ne esce ancora più divisa. Erano già note le critiche di Cúneo nei confronti di Guillermo Moreno per le sue posizioni filo-sioniste relativamente alla crisi fra Israele e Palestina e le sue simpatie per Donald Trump, ma con questa mossa politica aumenteranno certamente le distanze anche con Martin Ayerbe e César Biondini, per i quali non possono esserci spazi di compromesso politico con il Partido Justicialista, considerato come un traditore delle originarie istanze peroniste, e con figure come Kicillof, il quale fu comunque ministro dell’economia con
Cristina Kirchner e che si è sempre riconosciuto nelle politiche progressite del suo governo.

Quel che è certo è che, dopo la rottura sempre più profonda fra Villaruel e Milei, l’alleanza di una figura della destra nazionalista e sociale come Cúneo con un economista keynesiano come Kicillof va a configurare un quadro delle prossime competizioni
elettorali in Argentina ancora più frastagliato e variegato.

Matteo Boniello