Vittoria schiacciante per il presidente argentino Javier Milei alle elezioni di medio termine in Argentina.
Elezioni di medio termine in Argentina: i risultati elettorali
È una vittoria schiacciante quella che vede La Libertad Avanza, la coalizione di Javier Milei, imporsi in 16 delle 24 province che compongono lo Stato argentino. Il partito del presidente anarco-capitalista ha ottenuto il 40,65% dei consensi, contro il 31,70 della coalizione progressista di Fuerza Patria e dei suoi alleati, ed ora può vantare 101 seggi alla Camera e 20 al Senato. Un numero che, insieme a quelli dei partiti politici della destra repubblicana e conservatrice, può certamente garantire maggiore margine di manovra al presidente per portare avanti la sua agenda ultra-liberista.
La Libertad Avanza è riuscita a risultare prima nei consensi di tutti i distretti più grandi del Paese: Córdoba, Santa Fe, Buenos Aires e Mendoza. Anche Buenos Aires, appunto, in cui due mesi fa aveva trionfato come governatore il keynesiano Axel Kicillof, ha premiato in questa tornata elettorale di metà termine Milei con oltre il 50% dei voti espressi, nonostante il calo di popolarità e i casi di corruzione che hanno toccato l’attuale governo sudamericano.
Attraverso tale incremento in Parlamento, il governo ultra-liberista sicuramente potrà proseguire con meno tortuosità il proprio percorso sulla strada della privatizzazione dell’economia nazionale, anche mediante l’alleanza con la destra repubblicana del Pro di Mauricio Macri e qualche parlamentare radicale.
I risultati delle elezioni in Argentina: una nuova fase politica nazionale
Fra gli elementi che si possono evincere da tali risultati vi è sicuramente il consolidamento dell’astio sempre più profondo di una considerevole parte della società argentina nei confronti del kirchnerismo e dei suoi eredi, non più percepiti come una valida alternativa nazionale all’attuale governo.
Inoltre, è certamente da sottolineare il dato che ha visto il 67,85% degli aventi diritto recarsi alle urne ed è risultata la percentuale più bassa dal ritorno alle libere elezioni in Argentina nel 1983, a conferma di un astensionismo crescente, che con molta probabilità va a comprendere una consistente parte di ex peronisti in difficoltà tra un Partido Justicialista su derive progressiste e il governo libertario di Milei.
Non da ultimo, d’altra parte, è da riportare l’importante sostegno finanziario di 40 miliardi di dollari giunto dagli Stati Uniti d’America di Donald Trump in prossimità delle elezioni, che ha polarizzato ulteriormente il dibattito politico argentino.
Infatti, proprio l’allineamento del governo di Milei alla sfera geo-politico-economica angloamericana potrebbe costituire e di riflesso dare alla luce una nuova opposizione nazionale lontana dai connotati politici ed ideologici del kirchnerismo. Senz’altro interessante sarà osservare quale ruolo le distinte personalità del peronismo ortodosso andranno a interpretare.
Matteo Boniello
