Skip to main content

Lo scorso 25 ottobre si è tenuto in Brasile il ballottaggio elettorale fra i due candidati che hanno diviso lo scenario politico recente del Paese sudamericano: Luiz Inacio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente della destra brasiliana Jair. Il voto per il rinnovo della presidenza della Repubblica del colosso latino-americano ha chiamato alle urne 158 milioni di persone e già al primo turno ha ben delineato la spaccatura fra i due candidati più forti, con Bolsonaro che ha raggiunto il 47,03 dei consensi espressi e con il 45,16 dei voti raggiunti da Lula. 

Elezioni in Brasile: un elettorato diviso sin dal primo turno

La spaccatura, al di là del dato elettorale, si configura anche come una profonda divisione sociale all’interno della società brasiliana. Lula, infatti, ha confermato il suo zoccolo duro nel Nord-Est del Brasile, area storicamente debole economicamente, con una forte presenza del sindacalismo rurale, e, rispetto ad altre macro-regioni, maggiormente dipendente dai sussidi dello Stato centrale. Bolsonaro, invece, come il padre Jair prima di lui, ha consolidato il consenso della nuova destra liberal-populista brasiliana nel Sud e nel Centro-Ovest.

Se al Sud Bolsonaro ha potuto raccogliere un consenso fortemente incentrato sui valori tradizionali della piccola borghesia legati alla famiglia tradizionale, alla difesa della Patria e alla valorizzazione dell’elemento religioso come collante identitario, al Centro-Ovest Bolsonaro ha conquistato il consenso del mondo sociale legato all’”agrobusiness” delle materie prime del gigante sudamericano. Nel Centro-Ovest l’elettorato ha premiato l’agenda politica di Bolsonaro per via delle liberalizzazioni dei mercati e delle armi per garantire la sicurezza delle proprietà rurali, specie in Stati come il Mato Grosso e il Goiás.

Oltre a questa differenza specifica dal punto di vista geografico, è bene tenere in considerazione comunque che, in linea generale, è presente un’ulteriore distinzione composta dal contrasto fra grandi città e aree rurali. Se le municipalità di San Paolo e Fortaleza hanno premiato la coalizione progressista di Lula, le aree interne, specie degli Stati a composizione più borghese, e quelle di frontiera agricola hanno sostenuto in modo compatto l’agenda conservatrice di Bolsonaro.

L’influenza della fede evangelica sulle elezioni in Brasile

Il Brasile, fra il resto, è una di quelle nazioni dell’America Latina che maggiormente ha subito l’espansione religiosa e la crescente influenza sociale del mondo evangelico, componente del mondo cristiano protestante che insiste in modo imponente sul rapporto diretto fra fedele e Dio e sulla lettura della Bibbia senza intermediazioni gerarchiche. Oggi, infatti, i fedeli delle chiese pentecostali costituiscono quasi il 36% della popolazione brasiliana e, attraverso le loro reti locali, le chiese pentecostali sono riuscite a creare una solida assistenza sociale di base nelle aree più povere del Brasile, conquistando un consenso importante.

Le chiese pentecostali, che costituiscono la quasi totalità dell’evangelicalismo, sono state in grado di mobilitare politicamente le masse in favore del mondo conservatore. L’opposizione alle politiche abortiste, alle istanze del mondo LGBT, alla liberalizzazione delle droghe, il sostegno alla liberalizzazione delle armi per la sicurezza personale, così come la concezione che il successo economico-sociale sia una diretta volontà divina e metafisica, vanno a costituire una piattaforma ideologica comune con la famiglia Bolsonaro, al punto che il figlio Flávio si è ufficialmente convertito ad una chiesa evangelica di Brasilia nel gennaio del 2024.

Nel corso degli anni dagli Stati Uniti d’America è giunto un flusso di denaro importante nei confronti delle chiese pentecostali del Sud America, oggi in modo particolare da associazioni ed Ong del mondo della “Christian Right”, mentre in passato direttamente da fondi statali, esportando, in tal modo, una forma di “soft power” capace di esercitare influenza in Brasile e nelle altre nazioni dell’America Latina. Non è un caso, quindi, che la comunanza ideologica fra evangelicalismo e i Bolsonaro trovi una sponda importante anche relativamente all’allineamento geopolitico agli Stati Uniti e ad Israele.

Il tutto mentre, d’altra parte, Lula, pur di consolidare il suo consenso presso l’elettorato cattolico ha scelto di riconfermare come Vicepresidente Geraldo Alckmin, ex suo avversario cattolico di centro-destra, ma contrario al posizionamento giudicato estremo di Bolsonaro e al suo allineamento all’evangelicalismo..

Alleanze trasversali e la diversa postura dei nazionalisti latino-americani

Se Bolsonaro chiaramente può godere del sostegno dei leader della nuova destra liberal-conservatrice dell’America Latina come l’argentino Milei o il cileno Kast e Lula dell’appoggio della presidente messicana Claudia Sheinbaum, diverse figure nazionaliste del panorama latino-americano non hanno affatto espresso il loro consenso per la figura della destra securitaria e privatistica della famiglia Bolsonaro.

Se lo stesso neo-integralismo brasiliano non appoggia in blocco i Bolsonaro, per quanto la gran parte dell’area politica li sostiene prettamente in chiave anti-sinistra, diverse figure nazionaliste del continente non si sono schierate a lato di Flávio Bolsonaro. Ad esempio, nessuna delle tre figure del nazionalismo argentino come Santiago Cúneo, Biondini ed Ayerbe lo ha appoggiato. Se Biondini ed Ayerbe hanno reputato la figura di Flávio Bolsonaro, come del resto fu fatto nei confronti del padre Jair, come eccessivamente distante dalle loro prospettive sociali e geopolitiche, Cúneo ha addirittura rinnovato il suo aperto sostegno al progressista Lula.

Il politico facente capo al peronismo ortodosso, infatti, da tempo ritiene che un eventuale ritorno al potere dei Bolsonaro favorirebbe un isolamento internazionale dell’Argentina e un indebolimento dell’America Latina, dal punto di vista geopolitico, per via della sudditanza agli Stati Uniti d’America di Donald Trump, da tempo alleato della famiglia Bolsonaro. Per contro l’adesione al progetto di assistenza sociale di Lula e alla sua idea di sviluppo industriale e nazionale del Brasile vanno a costituire un terreno d’intesa decisamente più solido rispetto alle prospettive liberiste di Bolsonaro, assai distante dal retroterra di destra sociale e nazionalista del politico peronista.

Questo tipo di convergenze aiutano a comprendere come spesso in America Latina il quadro delle alleanze politiche anche trans-nazionali siano costituite da una forte dose di pragmatismo.

L’esito delle elezioni in Brasile: la vittoria di Lula

Con il secondo turno di domenica 25 ottobre si è riconfermato presidente del Brasile l’ex sindacalista Lula, che ha raggiunto il 51,79% dei voti su un’affluenza dell’80,8%, conquistando più di 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno, rispetto alla percentuale del 48,21% di Bolsonaro. Ancora una volta lo Stato del Minais Gerais, che Lula ha strappato a Bolsonaro, ha svolto un ruolo decisivo, poiché dal 1989 il candidato che riesce a imporsi in questo Stato riesce anche a conquistare il governo politico di tutto il Brasile.

Lula, che nel corso dell’ultima settimana di campagna elettorale ha ottenuto dal Parlamento l’approvazione dell’accorciamento della settimana lavorativa a cinque giorni, ha rivendicato il suo passato di leader sindacale, contro il sostegno delle oligarchie finanziarie a Bolsonaro, e ha promesso un’implementazione dei programmi di assistenza sociale in Brasile, conquistando il fronte degli astenuti e degli indecisi.

Certamente, il quadro che si presenta davanti all’ex leader sindacale non rimane comunque fra i più favorevoli. Alla Camera 303 membri su 513 appartengono ai partiti di destra e al Senato due terzi degli 81 seggi sono occupati da politici conservatori, al punto che, anche se in uno Stato presidenziale, per far approvare le leggi Lula dovrà comunque scendere a compromessi con le componenti politiche del conservatorismo brasiliano.

Inoltre, a livello della macroregione latino-americana, la maggior parte dei presidenti degli Stati circostanti sono politicamente vicini a Trump e alle sue posizioni, motivo per cui non sarà semplice quella convergenza latino-americana che il politico brasiliano ha tanto cercato nel corso della sua carriera, anche se la sua elezione rappresenta un arresto dell’onda blu della destra trumpiana nel Sud America.

Matteo Boniello